Fare Insieme

16 aprile 2010

La cosiddetta cultura della destra… ovvero l’arrembaggio alla conquista del potere!!!


La cosiddetta cultura della destra…ovvero l’arrembaggio alla conquista del potere

Tre sono, a mio parere, i capisaldi sui quali si articola la conquista del potere da parte della destra di governo.

–   Il primo, il più agevole da conseguire, è senz’altro il consenso.

In una Italia con una istruzione di base inadeguata, con un elevato analfabetismo di ritorno, con una popolazione che, secondo recenti osservatori, conta circa il 70% di analfabetismo funzionale (inteso come ridotta capacità di scrittura e di comprensione di un testo scritto) sembra del tutto velleitaria la battaglia per la libertà di stampa; conta invece il possesso dei canali televisivi ed il potere di condizionarne la gestione.
Solo con una popolazione teledipendente, acritica, è possibile, spesso facile, fomentare insicurezze, inventare nemici, coltivare sentimenti separatisti per giustificare, poi,
la propria presenza salvifica. Quindi libero sfogo alle poche testate giornalistiche rimaste, minacciate comunque dalla spada di Damocle dei contributi statali all’editoria, mentre una censura di fatto, anzi peggiore della censura, viene esercitata sulla Rete, costretta a vivacchiare faticosamente con strutture obsolete che ne impediscono l’espansione.
Il WEB contiene in sé i germi della Democrazia, la sua diffusione ed il suo utilizzo comportano maggiore trasparenza e circolazione di informazioni, in tutti i campi della vita economica, politica e sociale, accelerando il processo di democratizzazione della società. INTERNET, pertanto “è il nemico” .

–   Al secondo punto vi è l’incessante tentativo di rottura degli equilibri istituzionali tra Potere Esecutivo, Legislativo e Giudiziario. Da una parte si assiste al progressivo degrado, scientificamente perpetrato, della democrazia parlamentare attraverso il ricorso ai decreti legge, per acquisire il potere di regolamentazione dei rapporti sociali propri del Parlamento; dall’altra parte siamo testimoni dell’assalto frontale alla magistratura, spesso mascherato da interessi ad personam, di fatto teso a scardinare l’apparato costituzionale per ottenerne il controllo.

–   Infine, al terzo punto, non meno importante, un gioco perverso, in parte favorito dall’attuale crisi economica ed abilmente sfruttato, teso a cancellare le classi intermedie della piccola e media borghesia lavoratrice ed intellettuale, quel ceto che dall’ottocento ha rappresentato la classe dirigente in quasi tutti i Paesi europei, per innalzare il divario tra i pochi, ricchissimi, ed i tanti sempre più poveri. Quei pochi che rappresentano il capitalismo italiano, un capitalismo debole, di piccolo cabotaggio che non resisterebbe alle pressioni del mercato se non sotto l’ombrello protettore della politica che, di conseguenza, detiene anche la direzione dell’economia del Paese.

Enrico

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