Fare Insieme

10 aprile 2010

IL FAMILISMO ITALIANO


IL FAMILISMO ITALIANO

Il tanto decantato “ammortizzatore sociale” rappresentato, in Italia, dalla famiglia (tanto decantato dagli organi governativi impegnati a favorire i potentati economici più che ad aiutare i lavoratori), supplisce egregiamente all’assenza dello Stato, ma produce o meglio accentua, tanti problemi tipici italiani
Doversi rifugiare nell’ambito familiare come ultima spiaggia quando si è alle strette, poter contare solo sui parenti, e sulla rete dei familiari ed amici, rafforza sempre di più l’attaccamento alla propria famiglia e, contemporaneamente, accresce il distacco dalle responsabilità sociali.
Il massimo della solidarietà tra i membri della famiglia e del gruppo di appartenenza, coincide con il massimo del rifiuto della società civile.
Il fenomeno mafioso rappresenta la massima forma di realizzazione di questa condizione,
ma non da meno lo sono le degenerazioni rappresentate da corporazioni, albi professionali, ordini, caste chiuse che condizionano la nostra società.

Ma quale è la situazione della donna in questa famiglia?
Dalla notte dei tempi (…ma quanto tempo fa?) la donna era proprietà del padre, prima, e del marito, poi: non apparteneva che in minima parte a se stessa.
Fino a poco tempo addietro, la donna non aveva diritti civili: in Italia ha avuto il diritto al voto una sessantina di anni fa (2 giugno 1946); in Italia lo stupro non era considerato offesa alla persona, ma reato alla morale.
Più recentemente, e più subdolamente, la donna è stata idealizzata come “madre” o “angelo della casa”, in alternativa, “oggetto di desiderio sessuale”.
Fin dalla nascita la donna è soggetta a questi condizionamenti ancora esercitati, almeno su alcune parti del territorio, all’interno della famiglia, a partire dalla madre stessa, dal padre, dai parenti e dai coetanei (vedi la distinzione dei ruoli di gioco tra bambole e pistole).
Non deve, quindi, sorprendere che una buona parte delle donne non si sentano “mentalmente” libere, ma abbiano interiorizzato i ruoli imposti dalle relazioni familiari e le modalità di relazionarsi con gli uomini. Molte donne si sono purtroppo totalmente identificate in questi atteggiamenti e comportamenti, tanto da essere le prime a voler mantenere lo “status quo”.
La parità dei diritti, che sulla carta è stata conquistata dalla donna, ad oggi rimane irraggiungibile finché “solidarietà e responsabilità sociali” non prevarranno sul “familismo”.

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