Fare Insieme

9 marzo 2010

“Chiamata alle armi” – Democrazia in lutto


“Chiamata alle armi”.

Sabato 13 marzo, dalle ore 13, tutti quanti a Piazza del Popolo, a Roma, in difesa della nostra legalità, della democrazia e della nostra Costituzione, perennemente violata da un governo golpista, come quello di Silvio Berlusconi, che per risolvere i suoi problemi di tipo giudiziari, imprenditoriali e, da ultimo, anche di tipo elettorale, si fa una legge a proprio uso e consumo. E’ uno sconcio dell’etica, della democrazia e, soprattutto, mai come questa volta, è una violazione della Carta costituzionale e del buon senso del diritto per poter giocare una partita nel rispetto delle regole. Qualcuno dice, e purtroppo lo ha detto anche il Presidente della Repubblica, che bisognava fare questo provvedimento per permettere ai cittadini di andare a votare secondo coscienza. Il fatto che questo decreto sia inutile e dannoso è dimostrato dal fatto che, ancora prima che questo decreto abbia avuto efficacia, i giudici di Roma e di Milano hanno riammesso le liste Polverini e Formigoni.

Non c’era bisogno di forzare, violare e sacrificare la Carta costituzionale, non c’era bisogno di stravolgere il ruolo e le funzioni di garanzia del Presidente della Repubblica per ottenere un risultato che già si poteva ottenere e che già si era ottenuto con il rispetto delle regole attuali.

La realtà è molto semplice: questi vivono nell’arroganza, nella prepotenza e nella strafottenza tipica del potere piduista e fascista.

Rispetto a tutto questo, l’unico al quale ci possiamo appellare è l’arbitro, come succede in una partita di calcio: se c’è qualcuno che fa fallo l’occhio va direttamente all’arbitro sperando che fischi il fallo. Invece, questa volta, l’arbitro non ha fischiato perché altrimenti non avrebbe vinto l’altra squadra. All’arbitro non tocca stabilire quale squadra debba vincere, ma garantire il rispetto delle regole del gioco. Sono molto amareggiato, perplesso e anche schifato da questa intellighenzia e cultura italiana dei “commentatori della buonora” che affermano che questo decreto è una schifezza costituzionale ma che ritengono che “non sia colpa dell’arbitro”.

Non sarà colpa dell’arbitro ma il 13 marzo ricordatevi che, se vogliamo mantenere la democrazia, è meglio essere tutti a Roma per lanciare questo appello e questo allarme, prima che sia troppo tardi. Vogliamo un Paese in cui ognuno possa esprimere i propri diritti, ma nel rispetto delle regole del gioco, altrimenti vince sempre il più forte, il più furbo e spregiudicato, come accade nella giungla.

Antonio Di Pietro

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