Fare Insieme

3 febbraio 2010

ANTONIO DI PIETRO – MOZIONE CONGRESSO ITALIA DEI VALORI


ANTONIO DI PIETRO

MOZIONE CONGRESSO ITALIA DEI VALORI

(Roma 5 – 6 – 7 febbraio 2010)

1 – LA NOSTRA STORIA:

Carissime e carissimi delegati,

Benvenuti. Benvenuti a Voi ed a tutti coloro che sono qui: ospiti, amici, personalità e osservatori.

Benvenuti anche a tutti Voi che ci ascoltate e partecipate attraverso la Rete.

Eccoci qui! Finalmente il nostro sogno si avvera.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel non lontano 2001, quando rifondammo l’Italia dei Valori ed iniziammo la nostra meravigliosa – e faticosa – attività politica.

Allora ed ora, il nostro obiettivo strategico era e resta il “ricambio generazionale della classe dirigente”, convinti come eravamo e come siamo che – dopo la caduta del muro di Berlino – non

abbia più molto senso fossilizzarsi su vecchi e consumati schemi ideologici del passato del tipo: “comunisti ed anticomunisti”.

La realtà moderna – con le sue invasive globalizzazioni ed i nuovi bisogni emergenti – impone un approccio diverso nella gestione della cosa pubblica, meno condizionata dalle ideologie del passato e più attenta all’efficienza dei risultati ed alla trasparenza dei comportamenti.

E’ questa la ragione per cui noi di IDV abbiamo messo al primo posto la questione morale: non per ossessione nichilista né per furore giustizialista, ma semplicemente perché ci siamo resi conto, prima e più di tutti, che – per ridare slancio alla politica come servizio e per far tornare la fiducia dei cittadini verso coloro che svolgono funzioni pubbliche – è necessario ripartire da alcuni “valori” fondamentali, quelli su cui si fonda la nostra carta costituzionale: l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge ed il rispetto assoluto della legge e delle regole del gioco.

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Solo così possiamo sperare che a tutti siano riservate le stesse chance di successo e le stesse pari opportunità. Solo così i cittadini possono dare fiducia a chi li rappresenta e governa a tutti i livelli: sapendo, cioè, che chi sta al timone, cerca di portare tutti in porto e non solo i più furbi, i più spregiudicati (ed a volte addirittura solo se stessi ed il proprio clan).

E’ questa la ragione sociale per cui è nata IDV e per questo scopo abbiamo lavorato in tutti questi anni come formichine e l’obiettivo – se pure non l’abbiamo ancora raggiunto – comunque non l’abbiamo lasciato morire nella coscienza degli italiani.

Immaginate, infatti per un solo attimo, cosa sarebbe successo nel nostro paese se non ci fosse stata IDV in tutti questi anni a ricordare e rilanciare la “questione morale”.

Avremmo avuto un paese in cui la martellante disinformazione di regime avrebbe fatto credere a tutti che la colpa del fallimento politico, economico e sociale della Prima Repubblica sia stata dei magistrati che hanno scoperto il malaffare e non di chi l’ha commesso o provocato.

Avremmo avuto un paese in cui ben pochi avrebbero potuto avere cognizione del grave conflitto di interessi che avvolge chi attualmente governa il paese.

Avremmo avuto un paese rassegnato alla sudditanza verso un nuovo “regime di ritorno”, fatto di disinformazione, interessi personali, controllo totale dei media, denigrazione e dileggio dell’avversario, dossieraggio contro le persone scomode, killeraggio contro le menti libere.

Avremmo avuto un paese rassegnato ai nuovi monopolisti della finanza e del sistema imprenditoriale corrotto, con la totale mortificazione dei principi liberali delle moderne economia.

Insomma, abbiamo fatto proprio ciò che l’urgenza e l’emergenza ci imponevano di fare: resistere, resistere, resistere!

E per fare ciò ci siamo strutturati per la bisogna: mettendo in campo un partito-movimento in grado di parlare al cuore profondo degli italiani e di agire con determinazione, dinamismo ed autorità. Caratteristiche,queste, che alcuni ci hanno pure rimproverato, accusandoci di leaderismo e

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personalismi esasperati ma omettendo di considerare che quando si deve difendere il “fronte della democrazia” c’è bisogno proprio di chiarezza dei comportamenti e decisionismo dell’azione” e non di mammolette che discutono, discutono, discutono mentre Sagunto viene espugnata.

Ora che le macerie in cui è stata ridotto il nostro paese stanno lì a dimostrare che bisogna già pensare a come ricostruire la città bruciata, dobbiamo pensare a come organizzarci per passare dalla fase dell’opposizione a quella dell’alternativa.

Sì, lo so, la città sta ancora bruciando ed il Nerone dei tempi nostri sta ancor di più infiammandola con una proliferazione infinita di leggi ad personam, umiliazione ed emarginazione continua dei meno fortunati, sterminio mediatico degli oppositori (con annesso invito a partecipare al banchetto del partito dell’amore, allo stesso modo con cui lo stupratore chiede alla vergine, dopo averla stuprata, se gli vuole bene).

Dobbiamo quindi attrezzarci al più presto per affrontare la fase della ricostruzione, proprio per non farci trovare impreparati quando l’era tribale

del Governo Berlusconi terminerà (e la mia stella polare mi dice che sarà a breve).

Ecco, quindi, la ragione vera e profonda di questo Congresso Nazionale dell’Italia dei Valori: porre le basi affinché quello che finora è stato soprattutto un “movimento di opinione” guidato dal suo fondatore diventi un “partito d’azione” in cui trovino vita, cittadinanza, agibilità, spazi di dialettica democratica e partecipazione politica tutti coloro che si riconoscono nei valori e nei principi fondamentali della nostra Costituzione, di cui vogliamo continuare ad essere strenui difensori.

Le basi, questa volta, dobbiamo porle assieme appunto partendo dalla “base” (scusate il bisticcio di parole).

E la “base” per IDV non può essere altro che “l’insieme delle persone che si riconoscono nel partito e ci mettono la faccia”. Dico questo – e lo ribadisco – perché molto spesso ci arrivano consigli e critiche da chi sa solo interferire con quello che fanno gli altri senza mai impegnarsi in prima persona.

Le critiche del giorno dopo – ha ricordato Hillary Clinton a Bertolaso – sono

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come quelle degli spettatori sugli spalti che vogliono spiegare ai giocatori in campo cosa devono fare, senza averne la competenza ed il coraggio di farlo loro.

La “base”, d’altro canto, non può nemmeno pensare di rimanere un maso chiuso in cui poche persone pretendono di far vivere il partito in una specie di “riserva indiana”, inaccessibile a chiunque altro si avvicini solo perché – in tempi passati e per un insieme di circostanze (spesso nobili, a volte occasionali e fortuite) – si sono ritrovate a rappresentare e gestire finora

IDV nel territorio.

E’ questa la ragione per cui abbiamo dato vita al “tesseramento” al partito, aperto a tutti quelli che ci stanno (vecchi e nuovi arrivi, tutti insieme, senza discriminazioni né prevaricazioni) a cui sono seguite capillari assemblee provinciali e regionali in tutta Italia, che hanno permesso oggi a tutti voi – oltre 3700 delegati, ognuno scelto dalla propria “base” – di essere qui per decidere su tre questioni vitali per il futuro del partito:

1 – approvare il programma politico su cui si dovrà basare la nostra azione politica;

2 – stabilire il recinto delle alleanze entro cui questa azione politica potrà essere svolta;

3 – indicare chi dovrà guidare la squadra verso la nuova alternativa di governo;

Il Congresso IDV 2010 rappresenta dunque per noi un passaggio epocale per il nostro futuro politico ed esistenziale.

Dobbiamo democratizzare le nostre strutture e la nostra organizzazione a tutti i livelli, ripartendo proprio dalla “base” (cioè dall’insieme degli iscritti al partito).

Per questo abbiamo previsto e scadenzato anche la realizzazione dei Congressi territoriali (regionali, provinciali e – laddove ce ne sono le condizioni numeriche e qualitative- anche cittadini).

Essi potranno iniziare subito dopo le elezioni regionali del prossimo mese di marzo. e dovranno concludersi ad ogni livello entro il mese di settembre del corrente anno.

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Hanno titolo a partecipare ai Congressi territoriali coloro che – entro la data delle elezioni regionali (29 marzo 2010) – avranno regolarizzato la loro iscrizione al partito per l’anno 2010.

Le iscrizioni sono certificate anche dalle vigenti strutture regionali di IDV ma – per evitare ostruzionismi o incomprensioni – è prevista la possibilità per chiunque di richiedere l’iscrizione direttamente alla sede nazionale IDV di Roma (che, a sua volta le vaglia unitamente alle strutture territoriali per la valutazione di eventuali e motivate incompatibilità). Ricordo che le iscrizioni

al partito, per essere considerate tali, devono essere accettate dalle competenti strutture territoriali.

Al fine di dare maggiore garanzia d’indipendenza, IDV si impegna – in occasione dei Congressi in questione – a meglio democratizzare la scelta dei componenti dei vari Collegi regionali di Garanzia (ed anche del Collegio Nazionale).

Grande ruolo IDV intende attribuire anche ai Dipartimenti tematici, alcuni dei quali (Economia, Lavoro, Ambiente) sono già stati costituiti con grande soddisfazione di tutti noi per l’impegno ed i risultati già raggiunti).

Infine la questione delle “Pari opportunità” e del “Giovani IDV”.

Non siamo ancora in regola – diciamocelo francamente – con gli standard minimi che si richiede ad un partito politico che, come il nostro, fa della legalità costituzionale il suo punto di riferimento.

Dobbiamo impegnarci di più affinché anche alle donne ed ai giovani che si avvicinano al nostro partito siano assicurate pari opportunità di svolgere attività politica come per gli uomini.

Anche per questa ragione, abbiamo deciso che oggi il Congresso nazionale possa eleggere la “Coordinatrice nazionale del Dipartimento Donne IDV” a cui seguiranno le elezioni delle “Coordinatrici regionali e provinciali” in occasione dei vari Congressi territoriali.

Allo stesso modo ci comporteremo con riferimento a tutti quei giovani con età inferiore ai 35 anni che si sono iscritti al partito e che oggi al Congresso potranno eleggere il loro “Coordinatore nazionale Giovani IDV”.

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IDV si impegna a riconoscere, anche in sede di competizione elettorale, adeguato spazio ai giovani ed alle donne IDV, non solo con riferimento alle candidature (che, come noto, per queste categorie sono più difficili da affrontare) ma in termini concreti di agibilità politica ed istituzionale. E ciò dobbiamo e vogliamo farlo già a partire dalle elezioni regionali e amministrative di marzo prossimo.

Il partito si è dotato di un proprio codice etico per garantire trasparenza, correttezza e lealtà che gli iscritti al partito assumono nei confronti della collettività e delle istituzioni elettive e governative a tutti i livelli.

In particolare, IDV si impegna a non presentare come candidati ad alcun tipo di elezioni coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia iniziata l’azione penale per delitti di particolare gravità con la richiesta di rinvio a giudizio ovvero che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive, o che siano stati condannati con sentenza definitiva.

La stessa disciplina si applica a tutti gli incarichi, di nomina o designazione politica, ricoperti in enti pubblici o a partecipazione pubblica.

Dobbiamo altresì impegnarci per evitare la duplicazione di cariche ed incarichi. Stiamo assistendo in questi ultimi tempi a ministri ed esponenti di governo che fanno pure i sindaci e presidenti di provincia.

Noi – per poter meglio contrastare tale malcostume – dobbiamo dare il buon esempio evitando che al nostro interno ci siano eletti in plurime assemblee e con plurimi incarichi (e ciò anche per dare ad altri volenterosi la possibilità di impegnarsi in politica).

2 – IL NOSTRO FUTURO:

Il nostro futuro comincia oggi. E comincia con un rinnovato gesto di responsabilità ed umiltà. Italia dei Valori non può e non deve essere un punto di arrivo della nostra azione politica ma solo un passaggio intermedio.

Mi spiego meglio, anche se so che alcuni di voi – per troppo affetto ad una creatura che hanno contribuito a far germogliare, innaffiare e far crescere tutti i giorni – ne rimarranno frastornati.

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Dobbiamo già da oggi pensare a come evolvere domani perché è inimmaginabile che negli anni a venire si possa continuare a fare politica sotto la coperta di un partito che porta nel proprio simbolo il nome di una persona sola, anche se quel nome è il mio che ne sono stato il fondatore.

Sono orgoglioso per essere stato il padre di quel che oggi è un giovane e virgulto partito ma oggi – da buon padre previdente – mi devo e voglio preoccupare di creare le condizioni affinché Italia dei Valori abbia nel futuro le energie necessarie per camminare con le proprie gambe, con la propria classe dirigente e le proprie responsabilità.

Dobbiamo, allora, già da oggi mettere sul conto la necessità di un gesto che indichi il nostro impegno ed il nostro percorso: togliere appena possibile dal simbolo il mio nome e programmare il turn-over della nostra classe dirigente a tutti i livelli, compreso il mio!

Tranquilli, non ho intenzione di attaccare le scarpe al chiodo. Anzi, come prima e più di prima ora e sempre sono e sarò con Voi. Insieme studieremo

tempi e modi per questa inevitabile evoluzione ma dobbiamo già in questo Congresso deliberarne le tappe.

Insomma, se vogliamo lasciare qualcosa dopo di noi, dobbiamo pensare in grande. Anzi dobbiamo pensare già da ora ad un partito ancora più grande di quel che è attualmente Italia dei Valori.

Un partito in grado raccogliere non solo coloro che si riconoscono già oggi in noi e nella nostra storia attuale ma che sappia essere punto di riferimento per una più vasta popolazione di cittadinanza attiva, fatta di persone che vogliono un partito moderno e riformatore in grado di costituire nel suo insieme una valida alternativa al modello di governo delle destre.

Dobbiamo capire e far capire che – anche se non ci fosse l’attuale Governo Berlusconi – noi staremmo comunque dalla parte opposta del modello conservatore e destrorso a cui quel modello di governo fa riferimento e ciò perché stiamo dalla parte di tutti gli individui e non solo a favore delle lobby e delle caste (economiche, finanziarie, politiche) che stanno occupando le istituzioni.

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Sì, ribadiamolo, noi crediamo nel modello bipolare del governo della cosa pubblica (una coalizione governa e l’altra fa una chiara e robusta opposizione) ed in questo bipolarismo ci collochiamo nell’area riformista e liberale europea, ben rappresentata (anche da noi) sia al Parlamento europeo nel “Gruppo ALDE” sia nel partito europeo dell’ELDR (Liberali, Democratici e Repubblicani Europei), di cui siamo apprezzati partner.

Il nostro programma politico parte da una constatazione di fatto: sviluppo economico, occupazione, lavoro, sicurezza e solidarietà, tutela del territorio e difesa dell’ambiente, giustizia sociale, sono questi i principali temi che chi – come noi – vuole proporsi come alternativa di governo deve mettere al primo posto.

E di questi problemi vogliamo occuparci e ci occuperemo, perché anche noi siamo stanchi – come lo sono milioni di italiani – di sopportare che tutti i giorni Parlamento e Governo si occupano solo degli interessi corporativi di pochi e quasi mai dei bisogni della parte più debole e più numerosa del paese.

3 – RILANCIARE L’ECONOMIA REALE DEL PAESE:

Il programma di governo che proponiamo mette al primo posto in rilancio dell’economia reale del paese.

L’Italia – checché ne dica il nostro Presidente del Consiglio – si colloca tra i Paesi più colpiti dalla crisi e le tante aziende che chiudono quotidianamente i battenti o le schiere di lavoratori che vengono licenziati o messi in cassa integrazione stanno lì a dimostrarlo.

Il guaio è che le difficoltà del nostro Paese non sono legate solo alla recente crisi mondiale ma hanno natura strutturale. Da circa venti anni infatti l’economia soffre di un progressivo declino economico e sociale.

Nell’esperienza italiana la proprietà pubblica e la gestione pubblica di attività di mercato ha portato a sprechi, inefficienze, fenomeni di corruzione diffusa, proliferazione di burocrazie lottizzate. È difficile pensare che un ritorno a

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quel modello possa oggi rappresentare un miglioramento rispetto alla situazione corrente.

Le difficoltà strutturali dell’economia italiana sono legate anche all’illusione degli anni ’80. In quel decennio si diffuse in Italia la favola del “nuovo rinascimento”, della “Milano da bere”, delle “magnifiche sorti” legate a certo modo di fare economia incestuosamente compromessa con la politica.

Furono anni di corruzione diffusa e di grande e spregiudicato uso della spesa pubblica. In quel decennio, dominato dal Pentapartito di Andreotti, Forlani e Craxi il debito pubblico italiano raddoppiò, il disavanzo annuale arrivò a livelli del 12 per cento. Un fiume di denari pubblici che non venne investito per rafforzare la capacità di sviluppo di lungo termine dell’Italia (infrastrutture, scuole, ricerca, innovazione, sanità) ma che invece fu sperperato in mille rivoli, per arricchire mille faccendieri e mille imprenditori disonesti, migliaia di politicanti e per creare una vera giungla di privilegi e ingiustizie.

Quel decennio fu un periodo di crescita, ma in buona parte “drogata” dalla spesa pubblica. Ne pagammo le conseguenze nel 1992, quando arrivò la crisi valutaria e ci avvicinammo pericolosamente alla crisi finanziaria.

Il berlusconismo come movimento politico nasce dall’idea che l’Italia “migliore” sia quella degli anni ’80. Berlusconi in effetti si afferma come imprenditore legato alla politica proprio in quel decennio e grazie alla sua vicinanza con il Pentapartito ottiene prima il “Decreto Berlusconi” che gli consente di operare su scala nazionale nel settore televisivo e poi nel 1990 la famosa Legge Mammì che suggella la posizione di duopolio televisivo tra Rai e Berlusconi.

L’ideologia berlusconiana si fonda quindi su una visione della politica che è tutta funzionale agli interessi privati del proprietario di Mediaset e che in generale pensa che non sia necessario fare i conti con le debolezze strutturali della società italiana.

Berlusconi, al pari del Pentapartito degli anni ’80, si fa portatore di nuove favole.

L’Italia non ha problemi strutturali, si tratta solo di lasciare liberi i privati di fare quello che vogliono. Tesi che solo in apparenza ha sapore

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liberale. Il liberalismo è fatto di regole: regole circa i limiti dell’azione del pubblico ma anche di doveri per i privati. Certezza del diritto, tutela della concorrenza, lotta alla corruzione, lotta al crimine (soprattutto alle mafie), finanza pubblica risanata, stampa indipendente e così via.

Il berlusconismo invece è un’ideologia volta a ridisegnare le regole combattendo i poteri intermedi come l’autonomia della magistratura, la stampa indipendente, la corte costituzionale e così via.

La direzione è quella di fondare l’azione del governo su un presunto rapporto diretto tra Capo del governo e popolo. Si tratta di un disegno di puro stampo populista e molto pericoloso.

In verità non c’è un programma organico che rappresenti davvero il progetto economico e sociale del berlusconismo: si usano slogan come “meno tasse”, più libertà d’impresa e così via ma la forza elettorale che Berlusconi ha raccolto alle ultime elezioni non è stata e non è utilizzata per risanare l’economia o la società italiana ma bensì per tenere tutto immutato e consentire allo stesso tempo una migliore tutela degli interessi personali del Tycoon televisivo.

Il centro-destra ha ottenuto il consenso di vari tipi di elettorato: una parte dei ceti produttivi soprattutto al Centro-Nord hanno interpretato il berlusconismo come una versione italiana del “thatcherismo”: ripristino del mercato e del merito come strumenti di sviluppo, minore presenza dello Stato, meno tasse e così via.

Un’altra parte dell’elettorato invece è quello che prospera sul mancato rispetto delle regole: evasori fiscali, evasori contributivi, coloro che non rispettano le regole ambientali, che costruiscono abusivamente gli edifici, coloro che in generale pensano che le regole non vanno rispettate.

A queste due categorie si aggiunge un forte consenso tra i grandi consumatori di televisione commerciale: le casalinghe, i giovani, parte dei pensionati.

Il primo gruppo di elettori è quello che è stato più ingannato dal centro-destra.

Berlusconi non è e non sarà mai la Thatcher italiana. La Thatcher aveva un chiaro disegno conservatore incentrato su “lacrime e sangue” e certo aveva capacità di sostenere l’impopolarità di breve termine per raggiungere obiettivi di medio termine: privatizzazioni, liberalizzazioni, lotta allo

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strapotere dei sindacati britannici nel pubblico impiego etc. Berlusconi è assai lontano da un simile disegno politico. E’ troppo coinvolto da questioni personali e troppo ossessionato dal bisogno di piacere e di essere popolare per poter avviare riforme strutturali assai costose in termini di popolarità di breve termine.

Un progetto di centro-sinistra che voglia però rimettere in piedi l’economia italiana deve saper dialogare con quella parte dei ceti produttivi che è stata sedotta dal presunto thatcherismo di Berlusconi.

La situazione italiane assomiglia in effetti per molti aspetti a quella del Regno Unito di fine anni ’70 e serve un chiaro e coraggioso progetto di cambiamento, non di stampo conservatore ma progressista.

In questi due anni di governo nulla si è fatto per riformare il mercato del lavoro, per creare nuovi sistemi di protezione sociale, per accrescere la concorrenza nei settori nei quali è scarsa, per tutelare i cittadini consumatori, per ridurre la spesa pubblica corrente, per ridurre il debito pubblico, per combattere la povertà diffusa, per accrescere la capacità innovativa del sistema, per migliorare le infrastrutture, per favorire la crescita dimensionale delle piccole imprese, per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, per attirare maggiori investimenti diretti dall’estero, per

ristrutturare settori fondamentali come il turismo e l’agro-alimentare.

La favola (tremontiana) è che l’Italia è sana, e semmai è tutta colpa della Cina e della globalizzazione, quasi che sia immaginabile uno scenario di stampo “autarchico” : un’Italietta separata dai mercati mondiali.

Per questo oggi in Italia è quanto mai urgente una vera rivoluzione liberale.

Il mercato è lo strumento più potente che abbiamo per combattere il berlusconismo.

Lo Stato deve ridisegnare le regole in modo tale da far funzionare i mercati nel modo più efficiente.

Ma è chiaro che lì dove il mercato mostri delle insufficienze non si può esitare, bisogna avere il coraggio di intervenire e di portare avanti nuovi progetti. Non si può accettare d’altro lato che le privatizzazioni rappresentino non un’occasione di miglioramento nella fornitura di servizi e

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prodotti, ma un modo per distribuire rendite a soggetti privati. Se questo è il caso, vanno ripensate le politiche di regolazione per rafforzare i controlli, ridurre le rendite, distribuire alla collettività parte dei benefici sotto forma di prezzi più bassi e qualità più elevata.

Siamo liberali ma non schiavi di ideologie liberiste ad ogni costo. Ci sono settori nei quali serve una forte azione di policy pubblica è questo innanzitutto il caso della protezione sociale, della lotta alla povertà, dell’identificazione e della soluzione dei problemi legati all’invecchiamento della popolazione.

La malattia che affligge l’economia italiana è la scarsa produttività rispetto agli altri paese industrializzati. L’Italia cresce troppo poco, da troppo tempo e di conseguenza gli italiani sono diventati più poveri rispetto agli cittadini dei Paesi UE.

IDV vuole impegnarsi per un vasto, articolato e ambizioso Piano per la crescita.

Per questa ragione, ribadiamo la nostra opzione a favore della “politica del fare” (che già abbiamo sperimentato con successo al Ministero delle Infrastrutture durante il Governo Prodi) abbandonando la “politica delle parole” (di cui in questi anni Berlusconi e Tremonti sono stati campioni).

Per tornare a crescere serve naturalmente anche un serio piano di risanamento

della finanza pubblica che fissi degli obiettivi credibili di riduzione del deficit per un abbattimento progressivo del debito pubblico.

Serve coraggio per agire sulla spesa pubblica, ma servono persone oneste, competenti, credibili per una politica economica di sviluppo e di risanamento.

4 – SNELLIRE E AMMODERNARE LA BUROCRAZIA:

Per poter permettere al sistema imprenditoriale sano di poter “fare”, bisogna innanzitutto intervenire sulla Burocrazia.

Riformare la Pubblica amministrazione è la sfida più grande a cui noi di IDV

– proprio per il nostro DNA fatto di legalità ed efficienza – non possiamo

sottrarci.

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L’Italia vive una gravissima crisi di affidabilità del sistema politicoistituzionale.

Il tutto si estrinseca in costi rilevanti, sia pubblici che privati, e in rallentamenti dei processi economici e gestionali.

Secondo il World Economic Forum, l’Italia è al 113° posto per efficienza della burocrazia su 117 paesi a economia di mercato presi in esame.

Siamo di fatto all’ultimo posto. Il dato è confermato dall’indagine di un autorevole quotidiano italiano che stima in 30 minuti quotidiani il tempo necessario a

ogni cittadino per espletare procedure amministrative per un totale di 180 ore all’anno. Le quali diventano 360, il doppio nel caso si sia immigrati. Nelle pieghe di una burocrazia così complessa si apre un terreno fertile non solo per appesantire l’economia e la società del paese, ma anche per incoraggiare clientelismo e perfino corruzione.

L’Italia dei Valori si batte per un sistema di regole chiare, facili da capire e anche per questo, più facili da rispettare e da far rispettare. Ci troviamo di fronte a una vera e propria anomalia italiana rispetto al resto dell’Europa.

Per questo Italia dei Valori vuole imprimere una traiettoria diversa da quella seguita in passato sia dal legislatore che dalla Pubblica Amministrazione affinché si sviluppi una mentalità nuova, volta a soddisfare i bisogni e le esigenze dei cittadini.

Italia dei Valori guarda alla razionalizzazione del sistema amministrativo, alla rideterminazione dei livelli burocratici della pubblica amministrazione e al riordinamento del sistema delle autonomie locali partendo dall’abolizione delle province, delle comunità montane e dall’accorpamento delle funzioni amministrative nei comuni con popolazione inferiore ai 2000 abitanti.

Italia dei Valori si pone in lotta alla burocrazia e ai tempi burocratici per risparmiare sulla spesa pubblica e destinare risorse cospicue per lo sviluppo del Paese.

La valorizzazione del merito deve interessare primariamente il servizio pubblico.

E’necessario riformare i criteri di reclutamento e quelli di avanzamento di carriera nella Pubblica Amministrazione, privilegiando il merito rispetto

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all’anzianità lavorativa e provvedere re ad una riorganizzazione del sistema che snellisca le procedure e valorizzi le competenze.

Bisogna abbandonare le politiche di promozione e di retribuzione standardizzate e introdurre percorsi di crescita personalizzati, con valutazioni periodiche individualizzate e avanzamenti legati ai livelli di produttività.

Si deve favorire l’informatizzazione dei processi interni alla pubblica amministrazione, provvedendo ad un’adeguata formazione del personale, e allo stesso tempo lavorare all’informatizzazione di un maggior numero di servizi destinati al pubblico. L’informatizzazione dovrebbe mirare non solo ad un alleggerimento del carico lavorativo degli uffici pubblici, ma anche a potenziare l’interazione fra organismi pubblici e cittadini sia per una maggiore celerità che trasparenza.

In particolare, per rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, proponiamo:

– Introduzione di forme di misurazione dell’output delle Pubbliche Amministrazioni che tengano conto degli aspetti quantitativi (numero di giorni utilizzati per rilasciare un’autorizzazione; numero di interventi di appendicite realizzati in un certo arco di tempo in un dato ospedale, etc.) ma anche qualitativi (che tengano conto ad esempio della valutazione da parte degli utenti);

– Introduzione accelerata di sistemi di controllo di gestione nelle Pubbliche amministrazioni;

– Introduzione di un sistema di valutazione della produttività che non può riguardare solo i singoli dipendenti

– Inserire criteri meritocratici che tengano conto della produttività

– Valutazione comparata delle performance delle varie Pubbliche amministrazioni (confronti tra ospedali; confronti tra uffici comunali etc.) cosiddetto benchmarking utile per identificare dei parametri di riferimento – Aumentare il grado di responsabilità dei dirigenti sui risultati raggiunti dalle unità da loro dirette

– Snellire la burocrazia amministrativa

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– Prevedere forme di premio per i migliori

– Va considerata la possibilità di utilizzare agenzie esterne di valutazione dell’efficienza delle varie amministrazioni pubbliche

Un altro elemento di freno dell’economia italiana è la scarsa concorrenza in molti comparti. Il mercato è uno strumento formidabile per assicurare crescita e benessere, ma deve essere un mercato regolato e orientato alla effettiva libera concorrenza (contrastando i nuovi monopoli ed oligopoli delle multinazionali).

Occorre individuare le aree più critiche e in maggiore ritardo sulle quali concentrare le energie per una ripresa del processo di crescita del mercato, di rilancio competitivo, di tutela del consumatore: i servizi locali, in particolare quelli forniti in ambito urbano e metropolitano, la distribuzione commerciale al dettaglio, l’organizzazione di forme di tutela collettiva e di rappresentanza dei consumatori/utenti.

5 – RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI:

Un altro settore ancora su cui vogliamo intervenire è il sistema sociale italiano che, nel suo insieme, produce forti disuguaglianze e disparità di trattamento.

L’Italia è un Paese a bassa crescita economica, nel quale permane un grave problema di povertà, soprattutto nelle regioni meridionali, ed è nel complesso un Paese iniquo.

La nostra scarsa crescita si è tradotta in un aggravamento delle condizioni sociali delle famiglie italiane. Secondo l’Istat la percentuale di famiglie in condizioni di povertà relativa è pari all’11,3% del totale (2.737.000 famiglie), equivalente a oltre 8 milioni di persone povere.

Nel Mezzogiorno la percentuale di famiglie al di sotto della soglia di povertà è pari al 23,8% del totale delle famiglie residenti, con un’incidenza della povertà che è quasi cinque volte superiore al resto del Paese. Tra il 2005 e il 2007 è aumentata significativamente l’incidenza della povertà assoluta soprattutto tra le famiglie con tre o più figli minori. Inoltre circa un quinto delle famiglie che

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non hanno reddito da lavoro né reddito derivante da una precedente attività lavorativa risulta in uno stato di povertà assoluta.

L’ineguale distribuzione del reddito e della ricchezza si associa a una squilibrata distribuzione delle opportunità di vita.

Sono molteplici gli elementi che segnano un divario di opportunità.

Si pensi al divario tra i giovani lavoratori sostanzialmente privi di tutele sul mercato del lavoro e costretti per anni a passare da un contratto atipico ad un altro con remunerazioni significativamente inferiori rispetto a chi ha un impiego a tempo indeterminato.

Si pensi ai divari retributivi tra donne e uomini, che persistono durante l’intera carriera lavorativa.

Si pensi alla scarsa diffusione dei servizi di sostegno alla maternità e all’infanzia che riducono le possibilità di accesso al mercato del lavoro per le donne e ne peggiorano le possibilità di crescita professionale all’interno delle imprese e delle organizzazioni pubbliche.

Si pensi alle tante professioni protette da barriere all’entrata imposte e difese da ordini professionali e che nei fatti riducono la concorrenza e riducono le occasioni per i giovani.

Si pensi ai divari di reddito legati all’evasione fiscale: vi è chi sistematicamente riesce a evadere le tasse e chi invece fa il suo dovere.

Si pensi ai divari nella dotazione d’infrastrutture: strade, ferrovie, reti telematiche, infrastrutture ambientali.

Si pensi ai divari di opportunità tra chi vive nelle regioni meridionali e chi vive nelle altre regioni del Paese, esacerbati da intollerabili disparità nelle

condizioni di sicurezza e d’incolumità personale, frutto di un radicamento endemico della criminalità organizzata e dell’illegalità in alcune aree.

Si pensi ai divari territoriali nella qualità dei servizi pubblici: non solo sanità ed istruzione in primo luogo, ma anche servizi locali come acqua, trasporti, smaltimento dei rifiuti, addirittura fornitura di energia elettrica, dove nonostante un’opera meritoria di miglioramento e perequazione della qualità del servizio promossa dall’Autorità di settore, permangono ancora differenze

sensibili nell’affidabilità della fornitura fra Nord e Sud del Paese, fra aree urbane ed aree rurali.

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6 – MAGGIORE EQUITA’ FISCALE:

Per ristabilire un po’ di uguaglianza effettiva fra tutte le parti sociali bisogna

– a nostro avviso – partire da un nuovo patto fiscale.

La pressione fiscale in Italia va sicuramente ridotta. Ma va ripensato il patto fiscale avendo presente che le diseguaglianze nel nostro Paese sono arrivate a livelli esagerati. C’è un grave problema di equità e la fiscalità deve affrontarla.

E’ sensato che in un paese con fortissime diseguaglianze di reddito e di ricchezza il carico fiscale sia tutto a carico dei redditi e dei consumi? Una sinistra liberale e riformatrice deve avere il coraggio di porre al centro del dibattito una seria riforma fiscale che ripristini un principio di progressività, che sappia aiutare le famiglie più povere e disagiate, che colpisca le rendite

parassitarie. Vanno ripristinate forme di tassazione dei grandi patrimoni, forme di tassazione che sappiano individuare i consumi opulenti di chi ad esempio evade le tasse.

IDV si impegna per una lotta all’evasione senza compromessi per ridurre le tasse e per redistribuire ricchezza.

7 – RICONOSCERE IL MERITO E CONTRASTARE LE CASTE:

In Italia, un ostacolo alla crescita economica è costituito dallo scarso riconoscimento del merito e dalla presenza di caste ed oligarchie.

La sensazione è quella di vivere in un sistema semi-feudale ancora incentrato sui legami personali di fedeltà e di gratitudine, sulle troppe arciconfraternite

(come diceva Guido Carli) che più o meno palesemente controllano il potere economico e sociale, favoriscono o ostacolano i percorsi di carriera.

Le vicende recenti legate alle cosiddette “veline in politica” sono un segno dell’intollerabile scarso peso che hanno le competenze per l’accesso alle posizioni politiche e professionali.

Troppo scarso è ruolo della meritocrazia.

Un sistema scolastico che non è capace di selezionare i migliori è un sistema profondamente iniquo. Se non è la scuola a selezionare finiscono

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per prevalere le raccomandazioni, il ceto sociale, i legami personali, il favore, la corruzione.

Lo stato dei conti pubblici, il livello del debito, l’inefficienza e il sovradimensionamento della Pubblica Amministrazione e dei suoi livelli di governo territoriali, impongono interventi strutturali verso un riequilibrio del deficit e della pressione fiscale ed un miglioramento della qualità della spesa.

In termini quantitativi gli obiettivi che ci si deve porre nelle politiche di bilancio a grandi linee sono: il mantenimento dell’impegno ad una riduzione della pressione fiscale, compatibile con un sentiero di riduzione del deficit concordato in sede UE; è necessario dunque, oltre ad una politica di recupero dell’evasione e di allargamento della base imponibile, una riduzione strutturale della spesa corrente che consenta anche di mantenere e possibilmente aumentare marginalmente la quota di spesa destinata agli investimenti e al riequilibrio infrastrutturale del Paese e le risorse per il welfare.

Per dare stimolo all’economia e sollievo alle famiglie è necessario inoltre ridurre la pressione fiscale di almeno 3 punti di PIL in 5 anni; ciò potrà avvenire solo in parte con una severa e rigorosa politica di lotta all’evasione fiscale e contributiva. Il resto dovrà derivare da una riduzione della spesa corrente; il che significa, volendo almeno mantenere gli stessi livelli di spesa sociale e spesa in conto capitale rispetto al PIL, un taglio drastico (3-5 punti di PIL) della spesa più improduttiva ma anche riduzioni di programmi non prioritari.

Ciò dovrà avvenire anche attraverso una revisione generalizzata della spesa pubblica centrale e decentrata (spending review) volto a valutare l’efficacia e l’efficienza dei singoli programmi di spesa per il raggiungimento degli obiettivi e mediante una riallocazione delle risorse in base al livello dei risultati e alle priorità delineate; il confronto con le migliori pratiche interne e internazionali, il monitoraggio degli indicatori, il controllo dei risultati e la valutazione dei processi amministrativi, dovranno garantire un migliore

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utilizzo delle risorse pubbliche, che non verranno più assegnate con gli attuali criteri incrementali.

Di seguito si indicano le linee generali per gli interventi principali con effetti sulla finanza pubblica.

 Recupero dell’evasione. Introduzione di forme di deducibilità fiscale per alcune spese (mediante presentazione fattura/ricevuta), semplificazione burocratica e forfetizzazione per redditi autonomi minori, coinvolgimento degli Enti locali nelle politiche antievasione mediante assegnazione di quote del gettito recuperato (rispettando la logica del federalismo fiscale) , sviluppo meccanismi premiali per le imprese e i contribuenti certificati di correttezza fiscale, aumento della trasparenza dell’azione e dei risultati della PA, centralizzazione delle banche dati (agenzia entrate, guardia di finanza Banca d’Italia, Prefetture, Utenze servizi pubblici ecc), lotta ai paradisi fiscali e alle forme di elusione fiscale, riemersione dei redditi da affitto immobili (aliquota ridotta per i proprietari e detraibilità per gli affittuari).

 Riduzione della pressione fiscale. Come anticipato, il livello della tassazione va ridotto almeno di 3 punti di PIL e va allargata la base imponibile; a tal fine tutto il gettito derivante dalla lotta all’evasione e all’elusione fiscale (punto precedente) va destinato alla riduzione del prelievo. La riduzione della pressione fiscale, che verrà effettuata prioritariamente sui redditi più bassi, sulle famiglie più bisognose e sulle piccole e medie imprese innovative, sarà altresì finanziata in parte con la riduzione della spesa corrente (punto successivo).

 Riduzione della spesa pubblica corrente. Contenimento della spesa per il personale pubblico (blocco del turn over nella pubblica amministrazione con alcune eccezioni nei settori strategici, revisione della politica retributiva nella PA e dei passaggi di livello dei pubblici dipendenti legata al conseguimento dei risultati, criteri meritocratici e valutazione della produttività,  riqualificazione del personale), riduzione della spesa per acquisti di beni e servizi (ridestinazione dei risparmi conseguiti agli uffici virtuosi, aste pubbliche telematiche, meccanismi

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di controllo a campione degli approvvigionamenti, revisione degli appalti assegnati), controllo della spesa sanitaria (in particolare della spesa ospedaliera mediante una riorganizzazione territoriale e degli approvvigionamenti, la maggiore responsabilizzazione della medicina di base e della prevenzione alle malattie anche con la diffusione delle informazioni e della cultura sanitaria, maggiore responsabilizzazione delle regioni e dei manager ospedalieri).

 Finanziamento e mantenimento di una quota costante in rapporto al PIL della spesa in conto capitale. Devono ripartire sia le grandi opere pubbliche che le opere di riqualificazione del tessuto infrastrutturale del Paese (la messa in sicurezza di scuole, carceri e altri edifici pubblici, la ristrutturazione degli immobili pubblici nelle zone sismiche, la manutenzione delle infrastrutture e delle strade) con un grande piano di manutenzione e ristrutturazione con criteri ecologici nel campo dell’edilizia pubblica e di servizio, rilanciare il riequilibrio infrastrutturale del Paese (spendendo i fondi nazionali ed europei per finanziare progetti utili allo sviluppo del Mezzogiorno valutati ex ante da autorità indipendenti), sviluppare gli incentivi per le aziende che

investono in ricerca e nuove tecnologie sul risparmio energetico, uscita della spesa in conto capitale dai vincoli del Patto di stabilità interno.

 Nuovi meccanismi di controllo e riforme della P.A. individuazione del responsabile di ciascun programma di spesa e ciascuna pratica amministrativa, creazione di un’istituzione autonoma esterna di valutazione dei risultati che sostituisca l’attuale struttura degli Uffici di controllo Interno la cui esperienza è stata fallimentare, obbligatorietà dell’informazione ai cittadini anche mediante pubblicazione tramite web dei risultati e sanzione alle amministrazioni inadempienti, velocizzazione degli iter burocratici mediante sviluppo dell’istituto del silenzio-assenso e la responsabilizzazione personale delle pratiche negli uffici della PA, riqualificazione dei dipendenti, riorganizzazione  unificazione degli uffici territoriali periferici dello Stato (competenze

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e sedi delle Prefetture, degli uffici del Ministero dell’economia e delle finanze, ecc.)

 Riduzione dei costi della politica. Riduzione dei livelli di governo (Province e Comunità Montane), riduzione del numero dei componenti delle assemblee elettive e del costo delle giunte di

amministrative, riduzione delle società partecipate dallo Stato e dagli Enti decentrati e della proliferazione dei servizi “esternalizzati”, riduzione delle cariche di governo e delle istituzioni pubbliche e revisione dei compensi per i rappresentanti politici, contrazione e revisione del finanziamento pubblico ai partiti.

 Sviluppo di alcune riforme strutturali: Riforma previdenziale, riforma degli ammortizzatori sociali, eliminazione del dualismo nel mercato del lavoro e contratto unico, Federalismo fiscale, sviluppo delle liberalizzazioni del sistema economico, riforma della scuola.

8 – DIFENDERE IL CONSUMATORE:

La tutela dei diritti del consumatore è impegno prioritario dell’Italia dei Valori.

Il governo Berlusconi ha ceduto alle pressioni di quella parte del mondo industriale ostile all’introduzione di forme di tutela dei consumatori quali le azioni collettive (class action).

Noi di IDV vogliamo invece che le azioni collettive siano più accessibili ed aperte a tutti.

L’apertura alla concorrenza dei mercati dei settori di consumo va considerata un obbligo, finora disatteso – per molteplici ma inaccettabili fattori – dalle maggioranze che si sono succedute alla guida del Paese. Solo una maggiore concorrenza nei mercati soprattutto nei servizi può assicurare al cittadino-consumatore un maggior benessere. La concorrenza del resto è un potente stimolo all’innovazione e quindi è uno strumento necessario per accrescere le opportunità di crescita dell’Italia.

Liberalizzare significa aprire i mercati a nuovi concorrenti, contrastare il potere di monopolio di chi già vi opera, assicurare prezzi più bassi ai clienti/utenti.

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Va detto che privatizzare invece significa trasferire la proprietà di aziende pubbliche a soggetti privati. Non sempre la privatizzazione ha portato a buoni risultati, però. Il caso più diffuso è quello nel quale si privatizza senza aver allo stesso tempo aperto (liberalizzato) abbastanza il mercato nel quale l’ex-impresa pubblica si trova ad operare. In situazioni del genere si finisce per trasferire rendite di monopolio dal bilancio pubblico (dello Stato, del Comune, etc.) a quello dei nuovi azionisti privati. A monopoli pubblici si sostituiscono monopoli privati con scarsi benefici per i

consumatori e gli utenti e con posizioni di rendita ingiustificate a favore di lobby finanziarie.

Questo è un fenomeno che in Italia è avvenuto spesso. Si è trattato di errori molto gravi. Sono errori ai quali si deve porre rimedio rafforzando i poteri di regolazione delle Authority e spingendo verso una maggiore, ulteriore apertura dei mercati nei quali operano i nuovi semi-monopoli privati.

9 – LE POLITICHE GIOVANILI:

Vogliamo premiare i giovani onde garantire il merito e valorizzare i talenti. In Italia, l’assenza di meritocrazia ha profonde conseguenze in termini di mobilità sociale, valorizzazione del merito e discriminazione nei confronti delle donne in ambito professionale.

La mobilità sociale è bassa anche perché il criterio del merito non è sufficientemente valorizzato. Oltre al malcostume delle raccomandazioni e alla carenza di sostegno alle classi più disagiate, manca una cultura del merito in grado di premiare il potenziale innovativo delle nuove generazioni.

Il mercato del lavoro e le carriere sono rigidamente ancorati a schemi del

passato e in particolare all’idea secondo cui la crescita professionale e il

merito si misurino in termini di anzianità professionale e non di abilità

personali.

Il principio di anzianità garantisce a tutti i dipendenti un analogo percorso di

crescita in termini di funzioni e retribuzioni a prescindere dai risultati ottenuti,

nel settore pubblico, ma spesso anche nel privato.

23

La scarsa valorizzazione del merito comporta tra l’altro il fenomeno della

fuga dei cervelli all’estero, con una perdita significativa di risorse e saperi

per il Paese e quindi un limite alle possibilità di sviluppo in settori strategici

che potrebbero risollevare l’economia italiana.

In generale inoltre la Pubblica Amministrazione viene percepita come uno

strumento per garantire posti di lavoro, piuttosto che come un luogo di

efficienza.

Il governo ha affrontato la riforma della pubblica amministrazione attraverso

una politica di tagli indiscriminati, che naturalmente non è andata ad

intaccare le posizioni consolidate, ma solo i più giovani e i precari, e

concentrandosi principalmente sulla questione dell’assenteismo.

Il governo non ha introdotto provvedimenti volti a sostenere le famiglie più

deboli per garantire ai loro figli l’accesso ad un’istruzione di livello superiore,

al contrario ha tagliato i fondi alle scuole pubbliche per meglio favorire

l’istruzione privata.

Per quanto riguarda le politiche giovanili, il nostro programma ed il nostro

impegno devono essere particolarmente attenti alla ottimizzazione del

sistema scolastico. A tal riguardo:

a) Vogliamo che la formazione degli insegnanti avvenga avvenire già in

ambito universitario, con la creazione di un anno facoltativo,

finalizzato al conseguimento di una serie di esami destinati

all’apprendimento degli strumenti e dei metodi della didattica e allo

svolgimento di tirocini presso le scuole (il ministro Gelmini ha abolito

la SSIS, ma non ha previsto alcuna forma alternativa di formazione

per gli insegnanti).

b) Vogliamo introdurre percorsi di formazione e aggiornamento periodici

per tutti gli insegnanti, in modo da impedire il livellamento delle

carriere sulla sola base dell’anzianità e del punteggio conseguito

attraverso le supplenze.

c) Vogliamo sostenere il lavoro del personale docente e dei dirigenti

scolastici al fine di migliorare il servizio offerto, individuare le maggiori

priorità e carenze di ciascun istituto e le strategie d’azione più efficaci.

24

L’impegno dei docenti in queste attività di potenziamento del servizio

scolastico dovrebbe essere premiato con riconoscimenti economici,

non più stabiliti in maniera omogenea sulla sola base delle ore

dedicate alla loro organizzazione, ma soprattutto in termini di qualità

delle performance prodotte.

d) Vogliamo aumentare gli investimenti per garantire l’accesso

all’istruzione a coloro che appartengono a classi disagiate, per

combattere l’attuale tendenza ad una segregazione sociale che si

manifesta già dalla scelta della scuola secondaria inferiore, laddove le

statistiche dimostrano che i figli di famiglie economicamente deboli

scelgono per la maggior parte gli istituti tecnici e professionali. A tal

fine è necessario istituire delle borse di studio per merito sin dalla

scuola secondaria superiore e potenziare quelle previste per i corsi di

studio universitari, oltre ad agevolazioni riguardanti alloggio ed

accesso ai servizi.

e) Vogliamo che il processo di reclutamento degli insegnanti tenga conto

delle necessità delle scuole frequentate da studenti più svantaggiati, i

quali devono potersi confrontare con insegnanti particolarmente

dotati non solo sul versante della competenza quanto su quello delle

capacità comunicative e relazionali.

f) Vogliamo creare degli atenei che si dedichino particolarmente alla

ricerca, attraverso finanziamenti specifici soprattutto nel settore delle

nuove tecnologie informatiche e della comunicazione. I finanziamenti

destinati alla ricerca sono essenziali per stimolare i giovani a rimanere

in Italia, ma anche per attrarre cervelli dall’estero, invertendo il

fenomeno della fuga dei cervelli e l’assenza di importanti apporti

dall’estero. La mancanza di tecnici qualificati pregiudica infatti le

possibilità di sviluppo in settori strategici come l’informatica e le

comunicazioni, ma anche nella ricerca medica.

g) Vogliamo riformare la didattica universitaria in funzione di un più

agevole accesso al mercato del lavoro al fine di prevenire il più

possibile la disoccupazione giovanile. La riforma del 3+2 non sembra

25

aver funzionato del tutto: la maggior parte dei giovani continua gli

studi con il biennio specialistico perché la preparazione dopo gli studi

triennali viene giudicata dalle imprese inadatta o insufficiente per

svolgere funzioni aziendali. Ma spesso buona parte dei laureati

specialistici è costretta anche dopo la laurea specialistica a ricorrere a

costosi master per acquisire una formazione idonea alle esigenze

delle imprese. Alcuni corsi di laurea dovrebbero allora essere

strutturati come gli attuali master, garantendo anche a chi non può

sostenere le spese notevoli che questi comportano un percorso di

formazione altamente professionalizzante e sfruttabile presso le

aziende.

h) Vogliamo creare un raccordo fra l’istruzione universitaria e la pubblica

amministrazione, perché una quota rilevante di giovani di talento

possa andare a costituire la nuova classe dirigente della PA che non

deve più essere semplicemente il luogo del posto sicuro per milioni di

lavoratori,ma dovrà attrarre i giovani di maggior talento, capaci di

garantire efficienza al sistema e quindi anche un minor spreco di

risorse.

10 – GARANTIRE LE PARI OPPORTUNITA’ TRA UOMO E DONNA:

Persiste ancora in Italia una significativa assenza di pari opportunità per le

donne, le quali, sebbene accedano in maniera massiccia all’istruzione e al

lavoro, non riescono a raggiungere i ruoli chiave all’interno delle realtà

pubbliche o private in cui lavorano.

La meritocrazia richiede che si premino l’efficienza e il talento, ma anche

che il genere non pregiudichi lo sviluppo educativo e professionale delle

persone.

In Italia l’occupazione femminile resta inferiore ai livelli di altri Paesi europei

perché i talenti femminili sono pesantemente penalizzati a causa della

difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia. Secondo l’Istat solo il 30% delle

donne torna a lavorare dopo la nascita di un figlio. La diffusione del lavoro

precario aggrava ulteriormente la situazione, dal momento che le lavoratrici

26

atipiche decidono generalmente di rinunciare alla maternità per le condizioni

precarie del proprio lavoro.

Un altro aspetto preoccupante riguarda la segregazione femminile nei ruoli

di più basso livello con ricadute in termini retributivi: il divario di salario fra

donne e uomini si aggira intorno al 25% proprio in virtù del fatto che le

donne raggiungono difficilmente posizioni dirigenziali. Questo fenomeno è

riscontrabile anche nella pubblica amministrazione, infatti circa il 74% dei

dirigenti della PA è di sesso maschile.

La politica delle pari opportunità si è invece limitata a campagne di

sensibilizzazione su stalking e abusi sessuali, che tra l’altro si vorrebbero

affrontare con corsi di autodifesa e con l’istituzione della settimana contro la

violenza nelle scuole, e dichiarazioni di buone intenzioni.

Non ci sono state iniziative significative a favore dell’occupazione e del

riconoscimento del talento femminile , al contrario alcuni provvedimenti del

governo, come la cancellazione della legge per evitare le dimissioni in

bianco, l’agevolazione dei contratti a termine, la detassazione degli

straordinari, accentuano il divario occupazionale e retributivo a svantaggio

delle donne, mentre non sono stati introdotti incentivi fiscali per

l’occupazione femminile, né misure per la conciliazione fra lavoro fuori casa

e lavoro di cura.

Le nostre priorità consistono nel garantire alle donne la possibilità di

continuare a lavorare anche dopo la maternità e la possibilità di accedere

alle posizioni di vertice. Al riguardo, proponiamo di:

 Potenziare gli asili pubblici e incentivare le imprese che adottano asili

al proprio interno al fine di agevolare la conciliazione fra tempi di

lavoro e tempi di cura.

 Ripristinare il tempo pieno nelle scuole elementari e medie inferiori.

 Introdurre forme di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del

lavoro, tra cui part-time, flessibilità sui turni, telelavoro e lavoro a

domicilio, orario flessibile in entrata o in uscita, orario concentrato.

 Intervenire con una detassazione per le donne che rientrano al lavoro

prima del termine del congedo per maternità, stimolando un rientro il

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più rapido possibile in modo che la maternità non penalizzi le

opportunità di carriera.

 Vincolare, come già avviene in molti Paesi europei, le imprese a

garantire presenza femminile nei consigli di amministrazione, perché

la presenza al vertice cambi gradualmente le politiche di reclutamento

e avanzamento professionale delle donne.

 Incentivare le aziende, in collaborazione con gli organismi sindacali, a

sviluppare forme di selezione e valutazione del personale che

contemplino più strumenti, oltre al colloquio di selezione tradizionale,

al fine di misurare la varietà delle competenze di cui le donne

possono essere portatrici in maniera oggettiva e non discriminatoria.

11 – AZIONI A SOSTEGNO DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE:

I piccoli e medi imprenditori (PMI) sono stati e sono i veri protagonisti dello

sviluppo del nostro paese. Ma ora – con ‘avvento della globalizzazione e

con l’espansione dei mercati emergenti – sono in grosse difficoltà e

necessitano di una politica di rilancio.

Le nostre 10 azioni a sostegno della piccola e media impresa sono:

1. migliorare l’accesso al credito e rafforzare i requisiti patrimoniali delle

aziende, mediante supporto mirato e professionale alle PMI (riguardo

alla comunicazione finanziaria, alla trasparenza informativa, ad un

maggior indirizzo al mercato dei capitali) con la creazione di un più

stretto rapporto tra banche, imprese e Confidi, che garantisca

maggiore liquidità e capitalizzazione alle piccole imprese e in

definitiva facilità di credito, come misura essenziale per la ripresa

dell’economia.

2. misure urgenti per le PMI: accelerare i pagamenti della Pubblica

Amministrazione e i rimborsi di imposta (anche stabilendo limiti

temporali determinati); favorire accordi col settore bancario per

finanziamenti alle PMI; ridurre di due punti l’IRAP alle PMI che

investono in innovazione tecnologica , ricerca, risparmio energetico

e/o assumono giovani a tempo indeterminato;

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3. semplificare le procedure amministrative e velocizzare l’iter

burocratico degli adempimenti in modo da alleggerire l’onere

complessivo a carico delle imprese (anche con l’istituto del silenzioassenso,

o la responsabilizzazione personale delle pratiche negli

uffici della PA).

4. velocizzare e facilitare le procedure per la creazione di una nuova

impresa. Il tempo ed il denaro risparmiato miglioreranno così la

competitività delle PMI.

5. incentivare la promozione del manager di distretto. In questa fase

economica – per poter affrontare la crisi – alle piccole e medie imprese

servono figure manageriali, alle condizioni attuali troppo costose. È

utile lavorare ad un progetto di “manager di distretto” che

consentirebbe di accentrare su una sola persona – altamente

qualificata – le competenze necessarie per i processi di

internazionalizzazione e di crescita delle PMI collegate in rete.

6. favorire i processi di aggregazione delle pmi al fine di accedere ai

finanziamenti comunitari previsti per i settori: aerospazio, bioscienze,

beni culturali, sostenibilità ambientale e energie rinnovabili,

ICT/Multimediale.

7. promuovere i processi di aggregazione tra imprese in modo da

integrare capacità innovative ed organizzative di aziende operanti in

settori diversi ma complementari, superando i limiti connessi alla

piccola dimensione…

8. stimolare la propensione delle PMI ad intraprendere percorsi di

espansione internazionale in modo da rafforzare la dinamica sovralocale

del nostro tessuto connettivo, cogliendo importanti opportunità

di sviluppo ed aumentando la competitività. A tal proposito è

auspicabile la creazione di una Cabina di Regia per

l’internazionalizzazione che coordini le istituzioni pubbliche preposte:

ICE, SACE, Invitalia, strutture regionali di promozione all’estero e

includa associazioni industriali. Le politiche di incentivo all’export

devono essere coordinate tra Stato e Regioni per evitare inutili

29

sprechi di risorse e sovrapposizioni di iniziative promozionali che

producono una concorrenza autolesionista tra regioni del nostro

Paese; promozione di “marchi Paese” che certifichino qualità dei

prodotti made in Italy.

9. Valorizzare gli intangibles assets quali leve di creazione di valore per

l’impresa anche mediante l’inserimento in bilancio del valore del

marchio aziendale.

10. Incentivare forme nuove di partecipazione dei dipendenti all’impresa.

Le ipotesi più efficienti riguardano la partecipazione ai profitti per i

livelli direttivi aziendali (visto che per i manager il profitto è una misura

della loro produttività) e l’aggancio dei salari dei dipendenti alla

produttività e non agli utili sui quali i lavoratori non posso influire

direttamente.

11. Incentivare forme nuove di partecipazione dei dipendenti all’impresa.

Le ipotesi più efficienti riguardano la partecipazione ai profitti per i

livelli direttivi aziendali (visto che per i manager il profitto è una misura

della loro produttività) e l’aggancio dei salari dei dipendenti alla

produttività e non agli utili sui quali i lavoratori non posso influire

direttamente.

12 – LAVORO E OCCUPAZIONE:

La prima crisi del lavoro é la crisi della sicurezza. Gli infortuni sul lavoro

sono proseguiti nell’ordine di circa 1 milione all’anno e di 3 morti al giorno.

Morti invisibili e processi che non si fanno mai. Ci auguriamo che il processo

per l’omicidio degli operai della Thyssen-Krupp individui e colpisca i

responsabili e che l’importantissimo processo sui tumori generati

dall’amianto che si è aperto a Torino, risarcisca le vittime e colpisca chi

sapeva di produrre generando una strage di lavoratori che ancora oggi

continua. Per questa ragione, siamo per ripristinare tutte le norme sugli

infortuni e sulla sicurezza sul lavoro decise dall’ultimo Governo Prodi e che

Berlusconi ha abrogato. Ma il governo ha abrogato anche la ” crisi

economica”.

30

Esiste la crisi? Rispondere Si o No è la prima grande differenza tra noi e il

Governo Berlusconi (che nel 2008 l’ha sempre negata e nel 2009 ha

dichiarato per “decreto” che è superata).

Per l’Italia dei Valori la crisi esiste e ha dimensioni impressionanti che si

manifesteranno sul piano sociale per tutto il 2010 generando forti tensioni.

La realtà da cui partiamo è quella più volte dichiarata da Bankitalia, Istat,

Confindustria, Organizzazioni sindacali. Il 2009 si chiude con:

 500.000 nuovi disoccupati che portano la cifra record complessiva ad

oltre due milioni ufficiali pari all’8,3% a cui vanno aggiunte partite IVA,

artigiani, ecc… andando oltre la media europea del 10%

 La cassa integrazione (per chi ce l’ha) è aumentata del 324% in un

solo anno coinvolgendo 1.200.000 lavoratori che percepiscono 700

euro al mese

 Migliaia di partite IVA, artigiani, commercianti e piccole industrie

hanno chiuso i battenti.

 I giovani hanno pagato e pagheranno più di ogni altro l’espulsione dal

mondo del lavoro. L’ISTAT individua in 3.400.000 le posizioni precarie

di cui il 56% composto da donne

 Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è arrivata al

26% (+4% in un solo anno) nel sud è al 35%. I laureati sono sempre

più coinvolti dalla precarietà.

 Il tasso di occupazione femminile nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni

è del 46,6% mentre quello maschile del 68,7%, comunque entrambi i

dati molto inferiori alla media europea.

 Il mezzogiorno è già chiuso in una grande gabbia, infatti a parità di

lavoro i salari sono ridotti del 25% rispetto al nord mentre il costo della

vita è inferiore del 16%

 La disoccupazione è doppia in molte regioni rispetto al nord. Casi

emblematici si registrano da Termini Imerese in Sicilia alla Alcoa in

Sardegna a molte aziende che chiudono senza alternativa.

 Secondo Bankitalia è aumentata la disparità tra ricchi e poveri. Il 10%

della popolazione più ricca possiede il 44,5% della ricchezza mentre il

31

50% delle famiglie più povere ne detiene il 9,8% e il peso dei redditi

da lavoro sul Prodotto Interno Lordo è sceso di circa 10 punti

 Quest’anno il 17% delle famiglie italiane non arriva a fine mese senza

fare nuovi debiti. Nel sud siamo al 25% mentre una famiglia su 10 non

ha potuto pagare il riscaldamento. Solo Grecia e Portogallo stanno

peggio di noi tra i paesi europei.

 Abbiamo per la prima volta in 50 anni, una riduzione dei salari e delle

pensioni reali rispetto all’aumento dei prezzi. I salari italiani lordi sono

sotto la media dell’Unione Europea del 32,3%, quelli netti sono al 23°

posto dei 30 Paesi più industrializzati dell’OCSE. Mentre la pressione

fiscale complessiva sulla busta paga è pari al 46,5% del costo del

lavoro.

 Le grandi aziende sono state sostenute dalle banche e dal Governo

ma migliaia di piccole imprese (tra l’altro quelle che hanno investito e

innovato) si trovano con l’acqua alla gola, se non hanno giù chiuso.

C’è stata una riduzione della produzione del 25-30% e di fatturato fino

al 40%

 Nel 2009 110.000 attività commerciali hanno chiuso per la principale

ragione del calo drastico dei consumi delle famiglie, infatti il potere di

acquisto è diminuito secondo l’Istat del 1,6%.

 Nel 2010 le previsioni economiche sono di stagnazione e quindi la

crisi reale sull’economia e sull’occupazione continuerà creando

fortissime tensioni sociali.

 Altri 400.000 lavoratori termineranno la cassa integrazione ordinaria e

si apre per loro la fase delle ristrutturazioni e dei licenziamenti.

 Le imprese sane prevedono una vera ripresa solo nel 2013.

 Nel 2010 i prezzi di benzina, gas, assicurazione, treno, autostrade

aumenteranno portando via alle famiglie altri 600 euro.

 Gli infortuni sul lavoro sono proseguiti nell’ordine di circa 1 milione

all’anno e di 3 morti al giorno. Morti invisibili e processi che non si

fanno mai. Ci auguriamo che il processo per l’omicidio degli operai

della Thyssen-Krupp individui e colpisca i responsabili e che

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l’importantissimo processo sui tumori generati dall’amianto che si è

aperto a Torino, risarcisca le vittime e colpisca chi sapeva di produrre

generando una strage di lavoratori che ancora oggi continua. Per

questa ragione, siamo per ripristinare tutte le norme sugli infortuni e

sulla sicurezza sul lavoro decise dall’ultimo Governo Prodi e che

Berlusconi ha abrogato.

L’Italia dei Valori sta percorrendo tutto il Paese per intervenire nei punti di

crisi, per portare la nostra solidarietà a chi è totalmente ignorato dal sistema

di comunicazione ma anche le nostre proposte. Non abbiamo mai fatto

propaganda quando una persona perde il posto di lavoro ma cercato

soluzioni. Alcune volte ci siamo riusciti, dall’Innse di Milano, al gruppo ex-

Eutelia, in altri casi ci proviamo con determinazione, dalla Selfin a Termini

Imerese, all’Alcoa. Stiamo intervenendo in più di duecento casi ignorati

totalmente dalla politica e dal Governo dove al dramma della

disoccupazione si aggiunge la disperazione di sentirsi soli.

Italia dei Valori vuole stare con loro, con chi è la spina dorsale dell’economia

del Paese e quindi continueremo a difendere i posti di lavoro e l’impresa

sana, non assistita.

Dobbiamo anche riconoscere, con onestà intellettuale che il liberismo

sfrenato e senza regole ha distrutto i diritti, generando il più grande delitto

che una società avanzata può commettere: scaricare sui giovani il prezzo

della crisi con una rottura che mai il nostro Paese ha vissuto. I figli stanno

peggio dei padri perché abbiamo proposto loro, dai call-center al lavoro

intellettuale e di ricerca, solo precarietà, niente altro che precarietà. Va

affermato che la flessibilità è un utile strumento per cercare nuovi posti di

lavoro ma, se la flessibilità è a senso unico (solo per i giovani) e se non è

accompagnata da una riforma degli ammortizzatori sociali e da una riforma

complessiva delle norme del lavoro, si arriva alla precarietà. Insomma

dobbiamo ammettere che in Italia non siamo stati ancora capaci di creare

un sistema di flex-security.

33

Per l’Italia dei Valori il Governo ed il Parlamento devono affrontare

l’emergenza della precarietà e porsi l’obiettivo dell’aumento dei salari e delle

pensioni reali.

Deve essere rilanciata l’economia reale che è quella del lavoro e

dell’impresa sana.

La cifra della nostra proposta è: 20 – 20 – 20.

20% per l’aliquota minima fiscale su stipendi, pensioni e bassi redditi, il

20% di tassazione minima sulle rendite finanziarie e immobiliari escludendo

le emissioni dello Stato e infine il 20% di aumento di stipendi e pensioni nei

prossimi tre anni.

Le risorse ci sono senza aumentare il debito pubblico, facendo una seria

battaglia contro l’evasione fiscale che deve diventare un comportamento

virtuoso. Noi proponiamo che ogni euro recuperato all’evasione fiscale

diventi un’automatica riduzione delle aliquote fiscali. Ovviamente serve un

contestuale e parallelo taglio della spesa pubblica.

Vogliamo che i lavoratori tornino ad essere protagonisti delle decisioni che li

riguardano a partire dal diritto di voto sui contratti nazionali. Per applicare la

democrazia in tutti i luoghi di lavoro presenteremo una legge in Parlamento

che sposta il diritto di decisione dalle burocrazie sindacali ai diretti

interessati.

Tutti debbono poter giudicare se un contratto è buono o cattivo, siano iscritti

o non iscritti al sindacato, soprattutto i precari.

La democrazia nei luoghi di lavoro è il fondamento della democrazia italiana

ed è la strada che come Italia dei Valori percorriamo per combattere chi –

come il Ministro Brunetta – vuole cancellare l’art.1 della Costituzione

Repubblicana.

Sia chiaro, siamo rispettosi dell’autonomia delle organizzazioni sindacali ma

sentiamo il dovere di segnalare lo stato d’animo che è presente in tutti i

luoghi di lavoro: la solitudine e la frammentazione.

L’Italia dei Valori prova, cosciente dei propri limiti, ad avanzare idee per

creare un fronte democratico unito dei lavoratori. Sappiamo che l’unità del

mondo del lavoro intorno ad obiettivi comuni rende da un lato, più forti i

34

lavoratori, ma dall’altro costringe i nostri sistemi economici verso più

avanzate frontiere del diritto e del benessere per tutti.

In Europa ci deve essere un contratto unico nei vari settori che preveda

salari minimi e orari di lavoro massimi uguali per tutti, questo è anche un

modo concreto per evitare la concorrenza sleale tra imprese.

In Italia non ha più senso avere centinaia di contratti nazionali ma servono 4

grandi contratti: industria, pubblico impiego, servizi e artigianato.

Per battere la precarietà dobbiamo impedire che si completi l’azione

eversiva dell’attuale Governo che vuole trasformare il rapporto di lavoro in

rapporto commerciale, cancellando così d’un colpo solo i diritti universali

previsti dallo Statuto dei lavoratori e dai contratti nazionali.

Proponiamo di abolire i 42 contratti di assunzione precari e di sostituirli con

un unico contratto simile all’apprendistato. Come in tutta Europa deve

essere “normale” il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Proponiamo di inserire la formazione continua durante il rapporto di lavoro e

di estendere gli ammortizzatori sociali a tutti i precari.

Il sistema pensionistico italiano è il fatto più emblematico e concreto che

indica la rottura generazionale: un lavoratore che va in pensione col vecchio

sistema con 40 anni di lavoro percepisce circa l’80% di pensione rispetto

agli ultimi stipendi, un giovane che va in pensione con l’attuale sistema dopo

40 anni di lavoro percepirà circa il 40% dell’ultimo stipendio. Esattamente la

metà. Questo mostro sociale che genererà milioni di poveri va affrontato

ora. Proponiamo di garantire alle nuove generazioni una copertura della

pensione che sia come minimo del 60% e di recuperare lo spirito di quella

proposta di riforma che inseriva, con il sistema contributivo, la possibilità di

un’uscita verso la pensione flessibile e non rigida.

Proponiamo di dare il via al riconoscimento dei lavori usuranti che il

Governo ignora totalmente, mentre all’innalzamento dell’età per le donne a

65 anni, deciso dal Governo, va riconosciuto loro il tempo dedicato alla cura,

all’assistenza ed alla maternità.

In particolare le partite IVA devono essere verificate, al fine di accertare se

chi se ne serve sia effettivamente un libero e autonomo professionista o se

35

sia solo una condizione capestro, imposta loro per non pagargli ferie,

malattia, maternità, tredicesima e così via. In caso di finta autonomia

proponiamo che abbiano garanzie perequate a quelle del lavoro dipendente.

Per ridurre i licenziamenti proponiamo di: applicare i contratti di solidarietà,

ridurre le ore lavorate per non espellere i lavoratori, raddoppiare la cassa

integrazione ordinaria che può essere benissimo finanziata utilizzando i

bilanci positivi dell’INPS del 2008 e 2009.

Insistiamo per detassare le tredicesime, almeno quelle del 2010, anno

orribile per stipendi e pensioni.

Per le imprese sane proponiamo una battaglia comune contro la burocrazia

e le grandi banche che devono garantire liquidità alle imprese piccole e

medie. Per il 2010 e 2011 l’IVA per le piccole attività di artigianato,

commercio e impresa deve essere pagata all’atto dell’effettivo incasso. Va

sostenuta l’impresa che investe in ricerca e innovazione, va favorita

l’associazionismo tra imprese per la loro crescita.

Vanno incentivate le imprese che non delocalizzano, che innovano, che

assumono a tempo indeterminato, che investono in energie rinnovabili.

Chiediamo che il Governo predisponga finalmente una politica industriale

per i settori che si ritengono strategici per il Paese: dallo sviluppo di tutte le

filiere di green-economy, alla diffusione della banda larga su tutto il territorio,

alla manifattura di qualità, ai settori che investono in ricerca e innovazione.

La vera critica che facciamo al governo di centrodestra è la sua assenza da

ogni processo di ristrutturazione produttiva. A causa del totale e assoluto

atteggiamento inerte del Ministro delle Attività Produttive, il Governo

Berlusconi è privo di idee su cosa fare in settori delicatissimi dove l’Italia

rischia di perdere il meglio che ha a favore della concorrenza internazionale.

Per noi la ripresa economica avverrà quando nuove filiere di prodotti e di

servizi eco-compatibili, la ricerca e lo sviluppo, la conoscenza e l’impresa

che cresce troveranno un governo capace di innovare, di mettere in moto le

tante energie che ha il nostro Paese.

Non solo il PIL deve misurare l’andamento di una società, ma il benessere

generale, dalla sanità all’istruzione alla capacità di ricerca. Insomma non

36

consideriamo contrapposti i diritti di chi lavora con l’impresa che funziona,

investe e produce lavoro a tempo indeterminato.

Per rendere credibili le nostre proposte ci siamo avvicinati al tema del lavoro

e del nuovo welfare con un approccio inedito. Italia dei valori si sta

strutturando per essere sempre più partito di governo alternativo al

centrodestra. Per questo ricerchiamo una nostra capacità di analisi e di

proposta, autonoma dai grandi centri di potere e dagli altri partiti. In

particolare:

a. – stiamo costruendo in tutta Italia circoli nei territori e nelle aziende oltre

che competenze di settore. Abbiamo responsabili giovani e motivati in tutte

le regioni e ci stiamo organizzando in tutte le province.

b. – stiamo costruendo le reti del lavoro: dall’esperienza con i giovani dei

call-center, all’informatica, all’industria, alle libere professioni, abbiamo

capito che dobbiamo avere competenze: a problema va costruita una

proposta. E’ l’unico modo per essere sempre più partito di governo

alternativo.

c. – abbiamo il settore dei disabili ed un suo rappresentante, il settore dei

lavoratori dello spettacolo, quello dei frontalieri, dei lavoratori dello sport,

delle trasformazioni d’impresa.

e. – e così continueremo, sommando conoscenze professionalmente

misurate sul campo con l’esperienza che ci arriva da tutto il territorio.

Per strutturare la nostra nuova classe dirigente intendiamo anche

organizzare nel corso del 2010 specifici corsi di formazione.

Il dipartimento lavoro-welfare è strutturato leggero a Roma e forte in tutti i

territori e nelle competenze, nasce così attraverso la rete una nuova forma

di partito totalmente sburocratizzata e legata al saper fare.

13 – LA QUESTIONE SETTENTRIONALE E QUELLA MERIDIONALE:

Piaccia o non piaccia, la realtà delle cose ci dice che le possibilità di far

ripartire l’economia italiana nel breve e medio termine dipendono

sostanzialmente dal sistema produttivo del Nord. È nelle Regioni

settentrionali che si concentra gran parte della ricchezza nazionale e della

37

capacità produttiva. Sono le centinaia di migliaia di piccole imprese, di

lavoratori autonomi e di tecnici del Nord che rappresentano la locomotiva

economica italiana.

In questi anni la qualità delle infrastrutture, la qualità della giustizia civile, la

qualità della scuola e dell’università, la qualità dei trasporti, i costi

dell’energia, i costi e la qualità dei servizi bancari e del credito, i costi di

congestione, hanno costituito nelle Regioni del Nord un enorme fardello del

quale le piccole imprese hanno dovuto farsi carico.

La ‘questione settentrionale’ è quindi innanzitutto legata al tema

dell’efficienza della Pubblica Amministrazione e all’eccessivo carico fiscale,

eccessivo soprattutto se confrontato con la qualità dei servizi ricevuti in

cambio delle tasse pagate.

In secondo luogo, la ‘questione settentrionale’ è il disagio di chi contribuisce

alla ricchezza del Paese ma non viene posto dai Governi e dalle

amministrazioni pubbliche nelle condizioni migliori per competere e per

produrre quella ricchezza. Tornare a crescere vuol dire innanzitutto risolvere

la questione settentrionale.

Ma ancor più impellente è affrontare e risolvere la ”Questione meridionale”,

vittima sacrificale della politica familistica e corrotta.

Il Sud può ripartire solo dallo smantellamento dei carrozzoni regionali, dalla

eliminazione degli enti inutili, dal coraggio degli enti locali e dal rilancio di un

governo eticamente apprezzabile.

Prima il ricorso alla Cassa per il Mezzogiorno e poi (negli anni 90) il fiume di

denaro proveniente dai Fondi Comunitari dovevano permettere di poter

superare il divario Nord-Sud del paese. Invece dopo mezzo secolo di

interventi, straordinari ed ordinari, e tre fasi di programmazione dei fondi

Comunitari (1989-1993 / 1994-1999 /2000-2006), anche dopo l’inizio della

quarta fase 2007-2013, gran parte del Meridione è ancora immersa nel

sottosviluppo, come è dimostrato dal fatto che quasi tutte le provincie

meridionali si trovano nella parte bassa della graduatoria nazionale che

riguarda lo sviluppo e la qualità della vita.

38

Ciò vuol dire che gran parte dei problemi del Sud è attribuibile proprio alla

cattiva gestione della spesa pubblica ed ai ritardi nelle procedure nella sua

attivazione (per colpa soprattutto delle Regioni e degli enti locali).

Ci sono vistose anomalie anche nella pratica assai diffusa di utilizzare i

fondi FAS (Fondo per le Aree Sottoutilizzate) per esigenze di spesa

pubblica dello Stato e, a volte, per le spese in conto corrente delle stesse

Regioni e ciò contrariamente alle disposizioni europee secondo cui i fondi

FAS di provenienza comunitaria, da impiegare per il riequilibrio territoriale

(85% al Sud e 15% al Centro-Nord), vanno interamente destinati alle

politiche addizionali per lo sviluppo.

E’ tempo di cambiare registro, quindi, e soprattutto è tempo di cambiare la

classe dirigente che finora ha occupato i posti di comando della politica

meridionale.

E’ tempo anche di cambiare l’approccio culturale con cui la questione

meridionale deve essere affrontata. Qui non si tratta più di chiedere di

essere agganciati al treno del Nord (dell’Italia e dell’Europa), poiché le

nuove condizioni geo-economiche hanno profondamente spostato le ragioni

della convenienza economica verso il Bacino del Mediterraneo, rispetto al

quale il Sud d’Italia è in una posizione assolutamente privilegiata.

L’economia di oggi (e di domani) si fonda sempre di più sulla capacità di

intercettare gli scambi (di beni fisici e virtuali, di culture, di persone) con le

economie forti dell’Est Asiatico, quelle del Sud del Mediterraneo, quelle

dell’Est dei paesi ex o post comunisti, in continua espansione, che si

trovano attorno a questo grande lago.

L’Italia, e soprattutto il suo Meridione, possono quindi ben rappresentare il

punto di collegamento ideale per queste economie. Il Meridione può essere

la vera piattaforma logistica ed energetica che può consentire all’Europa di

dialogare con gran parte del mondo che produce, o che, più semplicemente,

ha bisogno di comunicare e di chiedere o fornire servizi, formazione, ricerca,

beni ad alto o a basso contenuto tecnologico.

In questa ottica di efficienza di ritrovato protagonismo IDV ritiene giusto

incrementare gli investimenti strategici e di ricerca nel Sud. Si devono

39

ribaltare i termini del problema: Il Sud non più un peso per l’Italia, ma, al

contrario, serve all’Italia per creare ricchezza al sistema Paese. Tutto ciò

che va fatto per il Meridione non è più soltanto un modo per riequilibrare

l’assetto economico e sociale del Paese, ma serve per infrastrutturare

questo territorio per renderlo funzionale al ruolo cui esso è vocato.

Sulle prospettive di sviluppo del Sud pesano, però, vere e proprie

diseconomie interne. Le ridotte dimensioni delle imprese locali, la

inefficienza di ampi settori della pubblica amministrazione, la farraginosità

degli iter autorizzativi ed un soffocante peso della burocrazia, le insufficienti

condizioni di legalità del territorio, sistemi di servizi al di sotto degli standard

nazionali, certamente scoraggiano o indeboliscono le prospettive di

investimento nel Meridione.

Si procede tuttora all’indebolimento del sistema del credito per il Sud;

l’assenza di significative strutture creditizie con centri direzionali nel Sud

rappresenta un vero e proprio rischio aggiuntivo per le imprese. C’è una

forte carenza di infrastrutture materiali e tecnologiche. Manca una “rete” di

soggetti pubblici e privati che facciano “sistema” creando possibili “sinergie”

fra i soggetti attori dello sviluppo in tutti i comparti strategici. Le prestazioni

nei servizi pubblici al Sud sono inferiori rispetto al Nord. Nel Meridione il

livello di protezione di beni pubblici, come l’ambiente, il territorio, il

paesaggio, e la sicurezza è assai basso. Lo Stato deve garantire un

accettabile livello di legalità. Nessun impiego di capitale pubblico può essere

efficace se è scarsa la capacità imprenditoriale o questa è compromessa

dal clientelismo e dalla perversa connessione fra imprenditorialità e scambi

di convenienze con il potere politico. In larghi settori del Meridione, il

sistema corrotto della politica ha avuto un effetto devastante sulla capacità

imprenditoriale e sulla propensione al rischio di impresa.

Sono queste le “ragioni economiche” per cui dobbiamo batterci per riportare

legalità al Sud: più legalità significa migliore qualità della vita e maggiore

sviluppo. Dunque, la centralità del Mezzogiorno nelle politiche Meridionali

non è solo un fatto di giustizia sociale, ma ha molto a che fare con ragioni di

convenienza economica.

40

In sostanza lo sviluppo deve partire dal Sud, attraverso processi autonomi,

sapendo che con questi processi si espande contemporaneamente la nuova

classe dirigente del Mezzogiorno, poiché il più importante fattore della

produzione a fini di sviluppo è proprio la “capacità di governo” e l’onestà

intellettuale con cui intende amministrare la cosa pubblica.

14 – TUTELA DELL’AMBIENTE E DIFESA DEL TERRITORIO:

La conferenza di Copenaghen ha confermato l’enorme pericolo

dell’immissione in atmosfera di gas serra prodotti dai combustibili fossili.

L’Italia dei Valori considera la lotta contro il cambiamento climatico globale

una grande e nuova opportunità di sviluppo, l’avvio di una nuova politica

economica, l’inizio di una vera rivoluzione industriale. Le energie rinnovabili,

a cominciare dal solare, il recupero integrale dei rifiuti, il risparmio

energetico configurano la nascita di una vera e propria “economia verde”. I

paesi che prenderanno questa strada accumuleranno un vantaggio

strategico e geopolitico che li porrà alla testa di una nuova fase di sviluppo.

Una seria politica per l’uso razionale dell’energia, ad esempio, metterebbe a

disposizione risorse energetiche pari o superiori a quelle del nucleare.

Respingiamo la scelta nucleare del governo italiano. Le scorie radioattive

non sono trattabili in sicurezza, i loro effetti letali durano migliaia di anni,

sono sconosciuti gli effetti a lunga scadenza del loro accumulo nel

sottosuolo, contengono elementi usati per la fabbricazione di ordigni

nucleari. Se si tenesse conto del costo reale degli impianti, che è quasi

doppio di quello dichiarato, e di quello dello smaltimento delle scorie, il costo

del chilowatt nucleare supererebbe quello delle fonti tradizionali. Questa

scelta sbagliata e dannosa distrugge le risorse per le energie rinnovabili e

chiude la strada della “green economy”.

Confermiamo la scelta del referendum abrogativo, per il quale abbiamo già

depositati i quesiti alla Corte di Cassazione. Iniziamo la raccolta delle firme

per votare nella primavera del 2011.

41

Siamo pronti a costruire, insieme a movimenti, comitati, sindacati e

associazioni e altre formazioni politiche, uno schieramento largo, discutendo

ogni opportuno perfezionamento dei quesiti referendari e tutte le modalità

necessarie ad allargare la partecipazione a questa campagna decisiva per il

futuro del paese.

Il Governo ha privatizzato la gestione dell’acqua. L’acqua è un bene

pubblico che deve essere sottratto al mercato, quindi la gestione dell’acqua

deve tornare ad essere pubblica, superando anche le gestioni fatte con

aziende miste a partecipazione pubblica. La norma che privatizza la

gestione dell’acqua deve essere abrogata con il referendum. Anche in

questo caso abbiamo già presentato i quesiti e ci muoveremo come per il

nucleare.

Sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti la nostra linea è chiara. Il carico dei

rifiuti deve essere ridotto già alla produzione e alla distribuzione; i rifiuti sono

trasformabili in materie seconde; serve la raccolta differenziata porta a

porta, con tariffe commisurate solo alla quantità dei rifiuti prodotta e al loro

grado di differenziazione; la combustione dei rifiuti, sia in forma di rifiuto

indifferenziato sia in forma di rifiuto gassificato, immette in atmosfera gas

serra e inquinanti chimici. Esistono collaudate tecnologie e solide filiere

produttive che consentono di riciclare quasi integralmente i rifiuti. Questa è

la nostra scelta.

L’effetto anticiclico delle infrastrutture è inversamente proporzionale alla loro

dimensione. Il sostanziale fallimento del sistema del “general contractor”

nell’Alta Velocità e del “project financing” nelle concessioni autostradali

obbliga alla loro riconsiderazione. Il “general contractor” deve concorrere

sulla base di un progetto definitivo concordato tra le parti e accettato dal

contraente, assumendosi tutti i rischi della progettazione esecutiva e della

realizzazione.

Appalti e sub appalti devono seguire le procedure europee, assistiti da

nuove norme contro le infiltrazioni mafiose. Gli scostamenti di costo devono

essere verificati bilateralmente. Tutti i documenti, gli atti e le procedure

devono essere trasmessi all’autorità giudiziaria.

42

Nel “project financing” la fase di proposta del progetto e del finanziamento

deve essere completamente distinta da quella della realizzazione e deve

essere eliminato ogni vantaggio per il proponente del project.

La quota di partecipazione pubblica non deve essere considerata come

partecipazione all’investimento ma come pagamento del servizio pubblico

connesso con l’opera e quindi può essere erogata in quote annuali

posticipate alla realizzazione dell’opera, vincolate contrattualmente.

Il programma pluriennale delle infrastrutture a cui pensiamo è costituito da

un piano di opere di piccole e medie dimensioni e di poche grandi opere

essenziali, che vedano un ruolo importante delle autonomie locali.

Non è accettabile che l’investimento pubblico autostradale sia fatto a danno

della sicurezza sull’intera rete ANAS. Altrettanto gli investimenti ferroviari

devono riguardare l’intera rete FS, il trasporto dei pendolari e delle merci e

non solo l’Alta Velocità.

I risultati di esercizio dell’AV sono del tutto inadeguati al costo

dell’investimento, che è quasi di quaranta miliardi di euro e rischia di

metterlo fuori mercato.

L’esercizio ferroviario è scadente e le FS devono fare molto di più per

sottrarre viaggiatori e merci al trasporto su gomma. Poiché le FS assorbono

appena il 7% del trasporto merci del nostro paese questo apre il problema di

chi sarà l’effettivo utilizzatore del trasporto merci sulle linee di AV di nuova

proposta, come la Torino-Lione, la linea del Brennero e la Milano-Genova.

15 – AGRICOLTURA:

Questo settore primario dell’economia italiana versa in uno stato a dir poco

allarmante, le aziende sono alle prese con una crisi intensa, con costi

produttivi insostenibili e con prezzi sui mercati in crollo.

Le imprese agricole, nel corso del 2009, hanno registrato enormi difficoltà e

perdite di redditività, la crisi è stata incrementata da una flessione della

domanda sia interna, sia estera, determinata dalla crisi internazionale, a tutti

gli effetti si è verificata una flessione sia delle vendite alimentari al dettaglio,

sia dell’export agroalimentare.

43

È evidente che la scelta obbligata e vincente per la nostra agricoltura è che

le produzioni agroalimentari siano di qualità; questa scelta non nasce solo

dalla difficoltà per le imprese di competere sul fronte dei costi, ma anche dal

crescente ruolo dei consumatori nel sistema economico e dalla centralità

che le tematiche della salute e del benessere dei cittadini hanno

giustamente assunto nelle valutazioni e nelle scelte private e pubbliche.

La strategia della qualità deve riuscire a coniugare efficacemente il rispetto

per la tradizione produttiva con lo sviluppo dell’innovazione, attraverso

adeguate strategie di marketing, di comunicazione e di organizzazione.

Ad esempio la particolare vocazione del nostro Paese alla produzione

biologica di molte colture e allevamenti di pregio, la particolare perizia dei

nostri agricoltori, possono fare proprio del biologico italiano un punto di forza

notevole per la nostra agricoltura di qualità; ecco allora che bisogna

intervenire al fine di favorire le esportazioni dei prodotti tipici dell’agricoltura

italiana.

Altro settore fortemente penalizzato è quello bieticolo-saccarifero, a causa

della riforma Ocm zucchero, che ha ridotto del 67% la produzione italiana di

zucchero: oggi solo 4 zuccherifici su 19 sono rimasti in attività.

Gli aiuti nazionali e comunitari sono stati autorizzati fino al 2010 per

consentire l’adattamento del settore alle nuove condizioni, ma questi sono

stati erogati solo fino al 2008 e la mancata assegnazione dei residui sta

mettendo in ginocchio il settore. A tutt’oggi occorrono 86 milioni di euro per

garantire l’attività dei 4 zuccherifici rimasti, oltre alla immediata

riconversione di quelli dismessi, per garantire il lavoro ai lavoratori rimasti

senza occupazione.

È necessario che vengano reintrodotti gli incentivi sulla rottamazione a

vantaggio della meccanica per l’agricoltura, occorre erogare aiuti mirati al

rinnovamento del parco macchine nell’ottica dell’efficienza, della sicurezza

sul lavoro e di uno sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale.

Il nostro paese ha un parco macchine tra i più vecchi d’Europa e questo

arreca danno alla produttività del settore, oltre che alla sicurezza degli

operatori.

44

Inoltre è fondamentale lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile per favorire il

ricambio generazionale, a tal proposito bisogna incrementare il fondo

riservato proprio all’imprenditoria giovanile.

Le risorse messe a disposizione dell’agricoltura nella finanziaria 2010

provengono per lo più da fondi già a disposizione del settore primario e

che le Regioni, d’intesa con il Governo, avevano deciso di destinare ad

interventi nelle singole filiere.

Per dirne una: per il Fondo di solidarietà Nazionale (lo strumento

immediatamente operativo per prevenire ed aiutare le imprese agricole in

difficoltà economiche, quando si verificano calamità naturali o avversità

atmosferiche eccezionali che compromettono i raccolti e danneggiano le

strutture produttive o le infrastrutture), sono stati previsti 800 milioni di euro

in tre anni, ma i fondi provengono in gran parte dalla risorse destinate ad

altri settori dell’agricoltura, quindi nessuna risorsa aggiuntiva.

L’agricoltura ha chiesto aiuti e finanziamenti per più di un miliardo e mezzo

di euro per uscire dalla crisi, ma persino le proroghe alle agevolazioni

fiscali quantificate in 120 milioni di euro con scadenza al 31 di luglio, hanno

una copertura sottratta alla filiera agro energetica, anche qui solo fondi

spostati da un comparto all’altro.

Una crisi difficile e senza precedenti che si sta rivelando seria ed

allarmante per la quale necessitano misure dirette, concrete e straordinarie;

gli agricoltori stanno vivendo una situazione davvero infelice, una

situazione nella quale perdono redditività di anno in anno.

In sintesi per risollevare il settore occorre:

 creare misure per favorire l’accesso al credito e la dilazione dei debiti

 sostenere le imprese per il mantenimento dell’occupazione

 sostenere e valorizzare i prodotti agricoli biologici

 monitorare i prezzi dei prodotti agricoli all’origine ed al consumo (lotta

quindi alla speculazione)

 incentivare la rottamazione delle macchine agricole obsolete, per

rinnovare il parco macchine

45

 intervenire al fine di favorire le esportazioni dei prodotti tipici

dell’agricoltura italiana , promuovere quindi il “made in Italy”

 favorire ed incentivare la filiera corta, per aumentare le opportunità di

offerta di prodotti locali e di qualità, anche con lo scopo di ridurre

l’impatto ambientale dei trasporti e migliorare il consumo stagionale

dei prodotti.

Favorire intese commerciali di filiera fra tutti i soggetti interessati

 sostenere la ricerca, i servizi per l’impresa, l’innovazione

 sostenere l’imprenditoria giovanile

 rifinanziare concretamente il Fondo di solidarietà nazionale e creare

la copertura del pregresso 2008-2009, dando vita anche ad una

stabilizzazione triennale del fondo stesso

 stanziare gli 86 milioni di euro per il settore bieticolo-saccarifero

 completare l’etichettatura dei prodotti alimentari, sia per garantire i

diritti dei cittadini che per meglio tutelare la salute pubblica;

16 – L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA:

La Giustizia in Italia necessita di riforme strutturali e di sistema.

La riforma strutturale attiene alla organizzazione; la riforma di sistema

attiene alle regole da adottare per migliorare la risposta alla domanda e

meglio definire le categorie dei fatti e delle condotte che ledono gli interessi

collettivi o individuali.

Quanto alla riforma strutturale, la nostra proposta è nel nostro Disegno di

Legge che prevede l’istituzione dell’Ufficio per il Processo, la riqualificazione

del personale, l’istituzione di un ruolo tecnico amministrativo, la

informatizzazione del processo, l’archivio sezionale informatizzato delle

decisioni, il controllo del bilancio dei costi dei servizi, la responsabilizzazione

nei ruoli.

Quanto alle riforme di sistema, le nostre proposte sono nei nostri Disegni di

Legge che prevedono la riforma del processo penale, del processo civile,

del processo per le controversie di lavoro, del diritto societario e reati

societari, delle misure di prevenzione antimafia.

46

Come già detto le nostre proposte in materia di giustizia (sono 25 i Disegni

di legge presentati) sono il risultato del lavoro che, nel corso degli anni, è

stato prodotto dalle nostre commissioni di studio. Alcune di queste proposte

erano state già presentate nella scorsa legislatura e, quindi, sono state

ripresentate nel corso della attuale (per alcune proposte è iniziato da tempo

l’esame nelle commissioni parlamentari).

Quattro nostri disegni di legge in materia di giustizia sono stati approvati ma

siccome sono di matrice IDV nessuno ne parla. Ci riferiamo alla istituzione

della Banca dati del DNA, alla disciplina dei prelievi coatti dei profili genetici

per estrarre il DNA, alla ratifica della convenzione internazionale contro la

pena di morte, alla ratifica della convenzione sulla lotta alla corruzione. Altri

nostri disegni di legge stanno per essere approvati (in materia di corruzione

in atti privati e modifica della disciplina dei reati contro la pubblica

amministrazione).

Ovviamente dobbiamo constatare come i nostri DDL più complessi, di

sistema e di struttura, vengano subiti con malessere dalla maggioranza che,

non avendo la capacità di contrapporre un proprio articolato testo, continua

ad appropriarsi di alcune singole norme, per poi spacciarle come proprie

(vedasi la norma sulla disgiunzione della applicazione della misura di

prevenzione reale dalla personale, l’inasprimento del 41 bis, le competenze

della Procura Nazionale antimafia, alcune norme acceleratorie del processo

civile nonché in tema di mediazione delle controversie, l’inasprimento delle

sanzioni per alcuni reati, la previsione per taluni reati di applicazione della

misura cautelare in carcere come misura principale).

Non esiste tema alcuno, rispetto al quale l’Italia dei Valori non sia stata in

grado di offrire analisi e proposte. Siamo consapevolmente soddisfatti della

capacità di proposta a 360 gradi, pur se dobbiamo rammaricarci della

limitata conoscenza del dato, in considerazione della disattenzione voluta o

colposa da parte dei mezzi di informazione tradizionali nonché dei nostri

limiti comunicativi. Attraverso il nostro sito, è però possibile sapere tutto

della nostra attività (proposte, analisi, valutazioni, andamento dei lavori

parlamentari).

47

C’è, però, un problema particolarmente serio con il quale dobbiamo

confrontarci.

Sia nella legislatura 2001-2006, sia in questa, il governo Berlusconi si è

molto interessato di giustizia, ma con una finalità di utilizzazione

personalizzata e non nell’interesse della collettività. Le leggi approvate nel

corso degli anni sono quelle sulla limitazione delle rogatorie internazionali,

sulla “depenalizzazione” del falso in bilancio e reati societari, sul

dimezzamento della prescrizione, sulla rimessione del procedimento penale

in sede diversa, sulla inappellabilità delle sentenze, sulla sospensione dei

processi (Lodo Schifani e Lodo Alfano).

Molte di queste leggi (quasi tutte) non hanno superato il giudizio di

costituzionalità. Ora si prospettano altre leggi chiaramente incostituzionali e

dannose per la collettività (intercettazioni telefoniche e ambientali,

cosiddetto “processo breve”, legittimo impedimento, “rinnovato” Lodo

Alfano).

È palese una abnorme interferenza sul sistema giustizia, non nell’ottica

dell’interesse collettivo ma nella, neanche più mascherata, prospettiva di

assicurare l’impunità al presidente del Consiglio, anche se le strade seguite

si manifestano particolarmente dannose per i cittadini.

Questo aspetto è la manifestazione più evidente del degrado della politica e

della deriva della democrazia verso gli aspetti più tipici dei regimi.

L’impegno dell’Italia dei Valori è, quindi, anche volto a contrastare siffatta

deriva autoritaria, con il richiamo sempre necessario ai principi della nostra

Costituzione (in particolare i principi della parità dei cittadini dinanzi alla

legge, della obbligatorietà dell’azione penale, della autonomia della

magistratura).

Proprio per difendere il diritto di ogni cittadino ad avere una risposta dalla

Giustizia a cui si rivolge, siamo fermamente contrari al cosiddetto “processo

breve” che altro non è che la “morte del processo” ogni volta che si superi

un tempo prefissato per ciascuna fase. È del tutto evidente che la macchina

in affanno della Giustizia, non essendosi intervenuti riparando il motore,

produrrà una continua “morte” di processi, con il risultato di negare

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l’accertamento della verità e la difesa della vittima del reato (ma anche il

diritto dell’imputato innocente a vedere riconosciuta la propria innocenza).

Al danno si aggiungerà danno. Tutto ciò al solo conclamato fine di “salvare”

dai suoi processi, il capo del governo. Ciò è la rappresentazione evidente

della trasformazione della democrazia in monarchia assoluta, condizione in

cui il monarca si costruisce le leggi adattandole ai suoi interessi e

convenienze, con sacrificio dei diritti della collettività.

C’è però una parte della politica che assume la tesi di dover fare

opposizione “dialogando” con il Governo Berlusconi. È, all’evidenza, una

strana proposta che non possiamo accettare dal momento che:

1°: siamo contro Berlusconi, perché al governo c’è Berlusconi e non una

ignota persona.

2°: siamo contro il furto di Costituzione, perché la Costituzione è del popolo

e, quindi, anche nostra.

3°: non possiamo dialogare con il “ladro” di Costituzione, proprio mentre

questi prepara ed esegue il colpo.

4°: abbiamo il diritto ed il dovere, di difendere ciò che ci appartiene e

contrastare chi ci produce un danno.

5°: rivendichiamo il legittimo diritto ad indignarci perché siamo

assolutamente insofferenti agli abusi, alle leggi stracciate e a quelle fatte su

misura.

6°: vogliamo una Giustizia efficiente, senza scorciatoie, garante dei diritti e

riparatrice dei torti.

7°: riteniamo che non esista un conflitto tra Giustizia e politica, poiché il

conflitto è tra la mala politica e la Giustizia. Pensiamo, infatti, che il più

grave insulto che possa farsi alla finalità nobile della politica, sia quello di

voler coprire con il suo manto, il malaffare. Pretendere il rigore e la

trasparenza, da parte di chi si occupa della cosa pubblica, è sacrosanto e

non possiamo indulgere, senza diventare complici dei comportamenti

scorretti.

8°: riteniamo, al contempo, che dinanzi al sospetto fondato di un abuso

della politica con superamento della linea di discrimine del lecito dall’illecito,

49

la politica debba, nel rispetto della collettività nel cui interesse opera, fare un

passo indietro e consentire che la Giustizia, con applicazione rigorosa delle

regole, svolga il ruolo ad essa assegnato, ossia di tutela dal delitto e di

repressione.

9°: siamo convinti che l’interesse pubblico non debba sopportare le zone

grigie e debba, invece, essere protetto da condotte offensive e

accaparratrici.

10°: vogliamo contribuire a realizzare un modello sociale che contempli la

Giustizia, quale precondizione della crescita e dello sviluppo, garantendo al

cittadino il diritto a limitare il rischio di offese e il diritto alla repressione

concreta delle offese subite, nonché il diritto alla lealtà nei rapporti

economici, commerciali e amministrativi.

E poi su quali proposte concrete dovremmo dialogare? Le proposte dell’IDV

esistono e sono articolate nei DDL presentati. Non si conoscono, invece, le

proposte del Governo e della maggioranza, a meno che esse non siano

quelle per garantire l’impunità del Capo del Governo.

L’IDV è pronta, da sempre, al confronto ma, non certamente, su proposte

sciagurate, incostituzionali e contrarie all’interesse della collettività.

Per dimostrare la nostra buona volontà, rilancio qui una nostra proposta,

finora boicottata con troppa disinvoltura dal Governo e purtroppo con

superficialità anche dagli altri partiti dell’opposizione. Mi riferisco alla

battaglia portata avanti dall’Italia dei Valori per l’introduzione nel nostro

paese del reato di autoriciclaggio (vale a dire il reinvestimento in attività

lecite di proventi illeciti da parte della stessa criminalità organizzata).

A gennaio del 2009, in aula al Senato, eravamo riusciti a portare al voto la

nostra proposta di legge (peraltro reiteratamente sollecitata dalla Procura

Nazionale Antimafia, dalla Banca d’Italia e dal Fondo monetario),

sennonché, al momento del voto, la maggioranza (d’intesa con il PD) ha

imposto lo stralcio del DDL in votazione, in concomitanza con un intervento

molto critico sul nuovo reato, apparso, proprio il giorno della votazione, sul

Sole24ore.

50

Allo stato, l’Italia dei Valori, è riuscita solo ad ottenere, la rifissazione

dell’esame in Commissione Giustizia Senato e il relatore (appartenente al

PDL) ha formalmente condiviso il DDL dell’Italia dei Valori. Se si riuscisse

ad introdurre, anche nel nostro paese, il reato di autoriciclaggio, il contrasto

alle mafie, sarà munito dello strumento normativo importante, poiché potrà

“inseguirsi” il denaro, frutto dell’illecito, reinvestito in attività lecita.

Il nostro paese ha necessità di decisioni forti e coerenti per contrastare

l’espansione della criminalità. La maggioranza ed il governo, hanno molto

enfatizzato sul loro impegno nella lotta alle mafie, appropriandosi dei risultati

conseguiti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Quando, invece, il

Governo e la maggioranza, hanno avuto la piena ed esclusiva titolarità delle

iniziative antimafia, le risposte sono state di segnale contrario della lotta al

crimine.

Valgono i seguenti esempi:

a) il mancato scioglimento del comune di Fondi per infiltrazione mafiosa, con

gravissima disapplicazione della normativa esistente;

b) la mancata revoca di mandato governativo al sottosegretario

all’economia, on. Cosentino, accusato ed inquisito per gravissime collusioni

con il clan dei casalesi;

c) la mancata introduzione, come detto, del reato di autoriciclaggio;

d) l’aspro attacco al collaboratore di giustizia Spatuzza, da parte del Ministro

Alfano e del sottosegretario Mantovano. Vale rimarcare che il

sottosegretario Mantovano, presiede il Comitato ministeriale per i

collaboratori di giustizia, sicché un eventuale futuro “pentito” di mafia, ben

comprende che la sua collaborazione non dovrà sfiorare il tema del rapporto

con la politica, diversamente incontrerebbe l’ostilità proprio di chi presiede la

Commissione che ha il potere di decidere il destino suo e della sua famiglia;

e) l’applicazione dello scudo fiscale con la norma che esclude (in difformità

delle direttive europee) l’obbligatorietà di segnalazione delle operazioni

sospette dei flussi finanziari collegati alla criminalità organizzata e al

terrorismo. Così, di fatto, realizzando, un riciclaggio di stato, pulendo il

denaro sporco con il pagamento di una tassa nella misura massima del 5%.

51

Il denaro sporco, frutto di attività illecite e parcheggiato all’estero, può così

rientrare in Italia, contribuendo ad alimentare la distorsione economica del

mercato e l’accaparramento di beni senza il ricorso al mercato finanziario

legale, con la copertura dell’anonimato;

f) la previsione di forte limitazione dello strumento, quale mezzo di prova,

delle intercettazioni telefoniche e ambientali per tipologie di reati,

teleologicamente definiti “reati spia” della operatività delle organizzazioni

criminali (usura, alterazione in pubbliche forniture, reati ambientali, voto di

scambio, estorsione, ecc);

g) l’obbligo di vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata, qualora

non destinati a pubblica utilità nel termine breve di quattro mesi dalla

confisca. La statistica porta alla conclusione che il termine di quattro mesi,

di fatto determinerà la vendita sul mercato dei beni mafiosi con le

procedure, peraltro, semplificate (la norma approvata con la legge

finanziaria prevede la vendita a trattativa privata, qualora il bene non venga

assegnato con asta pubblica).

Si prevede, quindi, un preoccupante quadro di disincentivazione della lotta

alla mafia.

In prospettiva, l’economia del nostro paese, sarà massicciamente

condizionata dall’economia mafiosa che, operando senza regole, avrà

sempre più una decisiva presenza, rendendo di enorme difficoltà il ripristino

della linea di discrimine tra economia lecita, leale, trasparente e economia

mafiosa e torbida.

Questa breve analisi, porta sempre al medesimo problema: se non si

reciderà il legame tra la mala politica e il crimine, la mafia non potrà essere

contenuta nella sua perniciosa espansione, alla faccia dei proclami e degli

slogan del governo.

C’è da osservare che, oggi, le conoscenze sui nuovi equilibri nei vertici delle

organizzazioni criminali, rende particolarmente difficile capire l’entità del

nuovo potere mafioso. Sicuramente, le organizzazioni criminali, dopo

l’offensiva subita negli anni novanta, hanno rigenerato gli apparati e tessuto

nuove alleanze politiche e non è assolutamente avventato l’affermare (in

52

virtù di pregresse conoscenze del modello mafioso) che gli arresti, lungi da

indebolire l’organizzazione criminale, aiutino la transizione, rincuorata dagli

equivoci comportamenti del Governo: la vicenda Cosentino (analogamente

a quelle di Dell’Utri e Cuffaro) è emblematica di un messaggio al territorio,

esattamente contrario allo slogan sulla sconfitta definitiva del crimine

organizzato entro la legislatura attuale.

La mafia ha orecchie ben aduse a capire la cosiddetta antimafia della mafia,

sempre esistita e funzionalmente accettata e incoraggiata.

Sul fronte del legame con la politica, il contrasto è inesistente e la mafia, nel

frattempo, cambia e si rafforza.

17 – DIRITTO ALLA SALUTE E SISTEMA SANITARIO:

La salute è un diritto universale e costituzionalmente garantito che però nel

nostro paese non sempre viene assicurato a tutti con pari opportunità. Ciò

dipende soprattutto dal fatto che per la sanità si spreca molto e si sta poco

attenti alla qualità (fatte ovviamente le debite eccezioni, sia territoriali che di

eccellenze, sparse qua e là).

Il deficit della sanità italiana ha una duplice origine: da un lato è

conseguenza di una sorta di sottofinanziamento dello Stato, attuato allo

scopo di contenere la spesa sanitaria, dall’altro è figlio di sperperi

insostenibili, finalizzati ad alimentare privilegi personali, clientele politiche,

consulenze ed apparati burocratici inutili. I vertici sanitari, infatti, sono

troppo spesso appannaggio di personaggi nominati dalla politica che di

sanità ne capiscono ben poco mentre capiscono molto come sprecare i

soldi pubblici per clientele e nepotismi.

Assistiamo quotidianamente a lottizzazioni spartitorie finalizzate ad

accaparrarsi questo o quel primario poiché ha la tessera di partito. Una vera

vergogna. Ne è un esempio l’immobilismo delle Aziende sanitarie locali

nell’applicare le disposizioni della manovra finanziaria del ’92, che stabiliva

la soppressione dei “punti nascita” improduttivi e cioè con meno di 500 parti

l’anno, oppure delle unità operative complesse con meno di 25 posti letto, o

53

degli stessi ospedali, che, anche nelle zone disagiate, con meno di 120

posti letto.

Per la politica clientelare che domina il settore, invece, accorpare equivale a

rinunciare a potenziali pacchetti di voti, e quindi, ogni provvedimento viene

rinviato all’infinito. Accade, quindi, come in Campania, che i punti nascita

con meno di 400 parti rappresentino il 35% del totale, mentre il numero delle

unità operative complesse con meno di 25 posti letto siano più del 40%..

Insomma, in Italia è molto diffusa la visione della sanità come luogo di

privilegi, d’intrallazzi e di malaffare. Lo testimoniano le recenti inchieste

dell’Abruzzo, della Puglia e della Lombardia.

In Italia purtroppo vige ancora un sistema sanitario sempre più

autoreferenziale, con la permanenza in servizio di persone in ruoli apicali (i

cosiddetti “baroni”), spesso incompetenti, seduti comodamente sul proprio

trono da decenni, invalutati e invalutabili, praticamente intoccabili! Questo

cozza contro ogni logica di mobilità, elasticità e di merito che è richiesto al

giorno d’oggi a professionisti di questo livello.

Inoltre la politica governativa insiste – per motivi di bassa cucina clientelare

– nel volere riservare a sé (e senza concorso) le nomine dei Direttori

Generali ed a costoro poi spetta di nominare i Primari scegliendoli da una

terna ricavata da un concorso (che spesso è solo una farsa). Analogamente

anche i direttori di dipartimento non sono più eletti, ma nominati dal direttore

generale (e quindi dalla politica), secondo uno schema che ha

dell’incredibile poiché vede il direttore di dipartimento in un doppio ruolo,

quello di coordinatore e di coordinato.

Anche i posti di prestigio, come quello di dirigente di struttura complessa, di

ricercatore universitario, professore associato od ordinario sono occupati o

“prenotati” da oggi al 2030. In ognuno di questi circuiti tutti sanno che i primi

sono ad appannaggio del figlio di Tizio, i secondi per quelli di Caio e così via

fino a data da destinarsi.

E’ deprimente constatare che in Italia, per accedere alla dirigenza medica

(ma anche amministrativa) è indispensabile essere in quota al partito

politico che in quella Regione detiene il potere. La parola d’ordine è “così

54

fan tutti” dalla Campania alla Lombardia e così via. Chi è bravo ha una sola

possibilità: espatriare.

Lo stesso accade nelle università italiane, dove nel corso degli anni

cambiano i nomi, ma i cognomi restano gli stessi, a dispetto, delle

professionalità emergenti e dei meriti. Le idoneità dei figli, dei parenti e degli

amici che non si possono ottenere in “sede” vengono acquisite in altre

facoltà (“scambio di favori tra baroni”: oggi il mio, domani il tuo) e si

trasformano in ruoli apicali chiamati dalle nostre Facoltà contro ogni

programmazione, ogni logica e al di fuori di qualsiasi regola e condivisione.

Il modello della sanità che noi di IDV proponiamo, invece, vuole rompere

questi schemi, vuole spezzare l’anello che lega perversamente la politica

con la sanità e selezionare la dirigenza medica attraverso il merito.

Vogliamo cioè provvedere – anche con riferimento al settore sanità – al

“ricambio generazionale della dirigenza medica”, partendo da un nuovo

sistema di reclutamento, di tipo meritocratico e sganciato dalla politica.

Vogliamo da subito creare le condizioni per favorire il rientro dei cervelli

dall’estero, premiare i nostri ricercatori che sono rimasti ed includere anche

quelle professionalità che provengono da altre nazionalità ed etnie. Per

recuperare queste eminenze grigie non bastano semplici leggine ad hoc,

ma bisogna creare le premesse e le condizioni per il loro rientro, e ciò è

possibile se si mette al primo posto cospicui stanziamenti e fondi per la

ricerca, sia dal pubblico che dal privato. Non basta, cioè, offrire un posto,

quasi sempre a tempo definito, nelle nostre università, per favorire il rientro

dei migliori.

Riteniamo inoltre imprescindibile procedere al più presto alla

razionalizzazione ed all’accorpamento delle strutture sanitarie. Accorpare

per ridurre le spese ed aumentare l’efficienza. Accorpare significa ridurre i

costi di gestione, condividere personale tecnico e ed amministrativo,

ammortizzare più velocemente gli investimenti tecnologici come TAC, RMN,

ma significa anche sopprimere le strutture che non hanno i requisiti

strutturali ed organizzativi minimi.

55

Purtroppo, ancora oggi, nonostante i conti in rosso delle nostre aziende

sanitarie locali (ASL) e nonostante che l’offerta di ospedalizzazione superi la

richiesta, non vediamo applicare misure drastiche come la chiusura degli

ospedali inutili. Anzi, moltiplicazioni di reparti identici (per lo più vuoti) nello

stesso distretto, surplus di personale apicale nell’area medica (spesso

reclutato senza regolare concorso) privo di un numero adeguato di posti

letto (cioè primari senza reparto), personale amministrativo improduttivo e

decentralizzato e costi burocratici alle stelle sono all’ordine del giorno e

costituiscono una costante in molte ASL.

Dall’agosto del 2001 lo Stato ha demandato alle Regioni il compito di gestire

la spesa sanitaria. Spesa che il più delle volte si è rivelata una voragine che

ha portato al dissesto finanziario di alcuni bilanci regionali. Lazio, Campania,

Sicilia, Abruzzo, Molise e Liguria hanno il primato delle “mani bucate” nel

grigio panorama nazionale. Purtroppo a risentirne è tutto il bilancio pubblico,

giacché poi al risanamento deve comunque provvedere l’Erario (mentre i

dirigenti incapaci e spesso corrotti e collusi la fanno sempre franca fra

un’amnistia e l’altra e da ultimo anche grazie al famigerato “processo breve”

che ha azzoppato la possibilità per la Corte dei Conti di chiedere il

risarcimento dei danni).

Appare evidente che davanti ad un deficit sanitario così drammatico non

esiste una formula magica. Tuttavia l’Italia dei Valori propone una politica

della responsabilità dei comportamenti e del rigore attraverso l’istituzione di

un “Albo unico nazionale dei Direttori Generali” costituito da professionisti di

comprovata esperienza ed efficienza, con il compito di adottare misure

imprescindibili per un graduale rientro della spesa sanitaria e la migliore

ottimizzazione delle risorse disponibili.

Proponiamo anche di rendere obbligatorio per tutte le Regioni la creazione

di un Centro Unico per gli Acquisti affinché il costo di un catetere, di una

siringa o di una fleboclisi ( e così via) non sia diverso tra ASL e ASL o tra

regione e regione.

Vogliamo poi elevare e rendere omogenei su tutto il territorio nazionale il

livello delle prestazioni ponendole in linea con gli standard europei.

56

Oggi, di fatto, non interessa a nessuno se in un ospedale guarisce solo un

paziente su 100 operati, ma interessa fare molte prestazioni, per assicurarsi

maggiori entrate. Ciò dipende soprattutto dal fatto che la dotazione delle

risorse per Unità Operativa è attribuita in funzione del numero di prestazioni

(uomo/attrezzature/costi farmaco) erogate. Nessuno si sogna di chiedere

l’efficacia o l’adeguatezza delle performance erogate, ma solo il numero. Più

numeri uguale più risorse. Al paziente invece interessa guarire e non essere

considerato un numero. Pertanto, proponiamo di retribuire le prestazioni

sanitarie solo se esse garantiscono al paziente gli standard qualitativi di

riferimento europeo. Solo così, la politica, che ancora oggi ha enorme

potere decisionale nel campo della sanità, sarà costretta ad assumere i

migliori professionisti del settore e retribuirli in base ai risultati, ponendo

obiettivi prefissati dal momento dell’assunzione.

E’ necessario anche che sul territorio venga realizzata periodicamente (ed

obbligatoriamente) una conferenza dei servizi, che abbia come obiettivo la

conoscenza e la soluzione dei problemi che affliggono i cittadini. “Di cosa

hanno bisogno? Di cosa si lamentano?” dovrebbe chiedersi la politica.

Oppure, “l’ospedale è troppo distante; l’ospedale è sporco; l’assistenza è

carente in alcune branche; le attese per ottenere una prestazione sono

troppo lunghe; si ignorano le percentuali delle complicanze post-operatorie;

le prenotazioni telefoniche sono un miraggio” e così via: questi i temi che la

politica dovrebbe affrontare quando tratta una materia così delicata come la

salute per dare risposte certe al cittadino.

L’Italia dei Valori è sempre stata favorevole all’istituzione del Ministero della

salute. È necessario e giusto avere un dicastero che si dedichi interamente

al sistema sanitario del nostro Paese, in tutti i suoi numerosi aspetti.

Riteniamo inopportuno, e lo abbiamo sempre dichiarato, concentrare su una

sola figura la responsabilità di materie fondamentali, ma profondamente

eterogenee quali il Lavoro, la Salute e le Politiche Sociali. In quasi tutta

l’Europa esistono dei Ministeri dedicati alla Salute e la motivazione non può

che essere una: la delicatezza e l’importanza della materia trattata. La

Sanità è un insieme ampio di problematiche, di temi, di criticità che devono

57

essere affrontate con impegno, attenzione e con il massimo delle energie e

delle risorse a disposizione. Si tratta di problematiche, temi e criticità che

insieme devono garantire ai cittadini, tutti, il diritto alla salute, i livelli di

assistenza essenziali (LEA) omogenei sul territorio e per tutte le fasce

economiche e sociali.

Purtroppo, il nostro Paese presenta delle anomalie che colpiscono il settore

sanitario a diversi livelli; da quello strutturale a quello manageriale, da quello

economico a quello geografico. La malasanità è una piaga diffusa a livello

mondiale, ma in Italia i problemi aumentano ogni giorno di più. Strutture

ospedaliere inefficienti. Disparità tra nord e sud del Paese. Indisponibilità, o

incapacità di utilizzare al meglio le risorse economiche. Legami troppo forti e

spesso “malati” tra sanità e politica, che finiscono per infangare e

compromettere la regolarità e la stabilità di tutto il settore. Per tutti questi

motivi l’Italia dei Valori, crede fermamente che un Ministero della Salute in

Italia sia quanto mai necessario. Tutto questo, in ogni caso, non vuole

sottrarre nulla all’autonomia delle regioni in campo sanitario, sancita dal

Titolo V della Costituzione, ma crediamo che un raccordo a livello nazionale

delle politiche sanitarie regionali sia importante per il buon andamento e per

il positivo ed omogeneo sviluppo della sanità in tutta la penisola.

Altri punti fondamentali del programma IDV in materia sanitaria, sono:

a. costituzione di reti di eccellenza: contro il cancro,il dolore, le

malattie cardiovascolari ed area delle neuroscienze;

b. definire e rendere obbligatori i livelli essenziali di Assistenza (

(LEA);

c. definire standard minimi di quantità di prestazioni negli ospedali;

d. definire e verificare i tempi di attesa;

e. ridefinire e riprogettare i CUP (Centri Unici di Prenotazione);

f. riqualificare gli strumenti per la valutazione e la misurazione dei

livelli di assistenza e delle prestazioni erogate;

g. monitorare il consumo farmaceutico collegando tutta la rete

assistenziale: dal medico di famiglia, all’ospedale, dall’assistenza

domiciliare all’assistenza di tipo residenziale.

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h. definire modelli di emergenza e di sicurezza in emergenza

(l’ospedale sede di Pronto Soccorso deve assicurare, oltre agli

interventi diagnostico-terapeutici di urgenza compatibili con le

specialità di cui è dotato, almeno il primo accertamento

diagnostico, clinico, strumentale e di laboratorio e gli interventi

necessari alla stabilizzazione del paziente, nonché garantire il

trasporto protetto);

i. definire linee guida nazionali per i Sistemi 118 con modelli formativi

specifici e valutazione dei costi e dei fabbisogni assistenziali;

j. definire e classificare le prestazioni assistenziali residenziali e

semiresidenziali nonché le prestazioni di assistenza primaria e le

prestazioni domiciliari con un modello omogeneo sul territorio

nazionale;

k. identificare l’elenco dei centri di riferimento nazionale per l’alta

specialità e per le malattie rare con omogeneità di trattamento

clinico sulla base di protocolli e linee guida condivise ed uniformi

sul territorio nazionale;

l. rilevare i costi reali dei vari modelli, dell’assistenza ospedaliera e

dei LEA;

m. prevedere un sistema di sorveglianza nazionale delle diverse

patologie e dei fattori di rischio (indispensabile per tutti i progetti di

prevenzione).

18 – LAICITA’ DELLO STATO:

Nel sistema politico italiano da molti anni è in corso un processo che vede

portare avanti una campagna sempre più ostile alla laicità dello Stato.

Tale processo si innesca proprio con la scomparsa di un grande partito di

massa come la Democrazia Cristiana al quale era ufficialmente riconosciuta

la rappresentanza politica dei cattolici da parte delle altre forze politiche,

delle rappresentanze sociali e della stessa Chiesa. La DC era forte

abbastanza da poter conciliare l’ispirazione cattolica con il rispetto assoluto

della laicità dello stato.

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I partiti che sono nati dopo il 1994 ed hanno occupato il fronte moderatoconservatore,

non potendo vantare il monopolio della rappresentanza

politica dei cattolici, hanno tentato di instaurare un rapporto privilegiato con

le gerarchie ecclesiastiche attraverso un’azione politica improntata

all’estremismo ideologico e volta a dividere, invece che ad unire, le diverse

culture di cui si compone la complessa società del XXI secolo.

A seguito di questa impostazione tutto è diventato terreno di scontro, dalle

politiche sociali, dove si distingue tra famiglia fondata sul matrimonio e

famiglia di fatto, alle politiche della sanità, dove i progressi della scienza e

della tecnica hanno dato vita ad una realtà completamente diversa da quella

di venti anni fa.

Italia dei Valori riconosce e professa la laicità dello Stato.

Non perché siamo contro le politiche sociali e le dottrine della Chiesa

cattolica ma proprio perché vogliamo che a tutti – cattolici e non – sia

garantito il diritto di professare la propria religione.

Vogliamo – da forza di sani principi liberali quali siamo – che lo Stato

garantisca i diritti fondamentali di tutti, per il solo fatto di esistere,

indipendentemente dalla religione, dal colore della pelle o dall’etnia di

appartenenza.

19 – TESTAMENTO BIOLOGICO:

Per quanto riguarda la legge sul Testamento biologico, ora all’esame della

XII Commissione della Camera, riteniamo inaccettabile l’attuale disegno di

legge sia perché vieta che l’alimentazione e l’idratazione artificiali possano

essere oggetto di dichiarazione anticipata ma soprattutto per l’impianto

generale del testo. In essa si afferma, infatti, un principio che si sperava

fosse definitivamente scomparso con la fine dei regimi totalitari che hanno

avvelenato il XX secolo, il principio che è lo Stato, sulla base di concetti etici

e religiosi, ad avere diritto di vita e di morte su una persona.

Uno dei più gravi difetti di questa legge è quello di introdurre una netta

disparità tra i diritti della persona cosciente e quelli della stessa persona

quando si trova in stato di incoscienza. Nel primo caso all’individuo,

60

attraverso il principio del consenso informato, viene riconosciuto il diritto

pieno di rifiutare anche cure vitali. Tale pieno diritto all’autodeterminazione,

contemplato dall’articolo 32 della Costituzione, viene però completamente

disatteso se la persona si trova in stato di incoscienza e, dunque, non è in

grado di affermare con le proprie forze la sua volontà neppure quando la

persona si sia preoccupata di renderla esplicita in modo anticipato, sotto

forma di testamento biologico.

E’ evidente che questa impostazione assicura al soggetto più forte, come è

la persona pienamente cosciente, il riconoscimento di pieni diritti, mentre al

soggetto più debole, come la persona incosciente, non è riconosciuta

alcuna tutela e la sua vita, la sua dignità e la sua volontà sono

completamente rimesse nelle mani dello Stato.

Per noi di IDV, che ci riferiamo a codificati principi di democrazia laica e

liberale di stampo europeo, è fondamentale che sia riconosciuto all’individuo

e solo ad esso il pieno diritto alla libertà e all’autodeterminazione, che non

può e non deve essere minimamente coartato dallo Stato. Il che vuol dire

che, per l’Italia dei Valori, lo Stato deve fare di tutto per difendere la vita di

un individuo, che è certamente preziosa e intangibile, da qualsiasi pericolo

esterno, ma non deve obbligare una persona a vivere in una condizione che

la stessa considera lesiva della propria dignità di essere umano.

Per questo, siamo contrari all’eutanasia, già vietata dagli articoli 575, 579 e

580 del codice penale, ma siamo invece fervidi sostenitori degli articoli 2, 13

e 32 della nostra Carta Costituzionale.

Davanti a coloro che urlano per mistificare la realtà, l’Italia dei Valori deve

avere il coraggio di ragionare e ricordare a tutti che il consenso informato,

che è oggi un caposaldo del rapporto medico paziente, si è affacciato per la

prima volta in Italia a seguito di una sentenza della Suprema Corte di

Cassazione del 1967. Ma soprattutto dobbiamo ricordare con forza che

l’Italia con la legge 145 del 2001 ha ratificato la Convenzione di Oviedo, che

all’articolo 9 stabilisce che “per quanto riguarda un intervento medico

riguardante un paziente che al momento dell’intervento non è in grado di

esprimere il proprio volere, devono essere presi in considerazione i desideri

61

da lui precedentemente espressi”. Ciò significa che si potranno disciplinare

alcuni dettagli relativi alle modalità di manifestazione della volontà del

paziente. Ma la scelta di principio è stata fatta attraverso la legge di ratifica,

e questa scelta non può essere revocata senza violare un impegno

internazionale assunto dall’Italia.

20 – DIRITTI CIVILI:

L’Italia dei Valori è innanzitutto sostenitrice della famiglia ed è per questo

che, a differenza del governo, che continua a ridurre i fondi a disposizione

per le politiche della famiglia e per le politiche sociali, propone interventi a

loro sostegno, come ad esempio una politica di incentivi alle detrazioni

fiscali per famiglie numerose.

Noi che abbiamo fatto parte del governo Prodi rimaniamo sgomenti nel

constatare come quel Governo, che con manifestazioni di piazza fu

accusato di essere nemico delle famiglie, nella sua ultima legge Finanziaria

stanziò ben 276 milioni e 462 mila euro, contro i 185 milioni e 289 mila

dell’ultima finanziaria di questo governo.

Guardiamo però con favore all’ampliamento della sfera dei diritti anche per

le famiglie di fatto, per i conviventi, anche dello stesso sesso.

Riconoscere il diritto di accedere ai servizi sociali, alle politiche della casa,

alla scuola, anche a costoro – come per tutti coloro che si riconoscono nella

famiglia tradizionale – è un atto di dignità sociale a cui non possiamo

rinunciare perché la nostra Costituzione riconosce a tutti i cittadini di essere

uguali di fronte alla legge, indipendentemente dalle loro scelte sessuali o di

tipo di convivenza. Riconoscere i conviventi, anche dello stesso sesso, che

dividono il tetto magari per dividere le spese e resistere ad una crisi che

continua a mordere, non toglie nulla alla famiglia tradizionale fondata sul

matrimonio.

21 – LA QUESTIONE IMMIGRAZIONE:

Noi, donne e uomini dell’Italia dei Valori, di fronte ai gravissimi fatti di

Rosarno denunciamo – oltre a situazioni di vergognoso sfruttamento e a

62

drammatici casi di riduzione in schiavitù, oltre al ruolo svolto dalla criminalità

organizzata – la completa assenza di una vera politica di regolazione e

controllo dei flussi migratori da parte di un Governo che, sul problema, sa

soltanto fare propaganda e alimentare paure diffuse, cui si accompagna il

razzismo strisciante, condensato nell’equazione immigrazione = criminalità,

delle volgari (ancorché studiate) parole recentemente pronunciate dal

Premier Berlusconi a Reggio Calabria.

Tuttavia, ciò non toglie l’esistenza di un disagio e di una percezione diffusa

di un fenomeno che pare fuori controllo. Basti pensare a ciò che si registra

in una città come Prato, città non del profondo sud ma della ricca e

civilissima Toscana, dove la comunità cinese ha, di fatto, creato una sorta di

zona franca dove lo Stato italiano non entra, non ha voce e non sa far

rispettare le proprie leggi. Qui, ne siamo pienamente consapevoli, esiste un

gravissimo problema di immigrazione illegale, di lavoro al nero, di evasione

fiscale, di sfruttamento minorile, che non si può più tollerare né giustificare

ma – altresì – crediamo che non si possa assistere a tutto questo con le sole

armi della rassegnazione e con malcelata sopportazione.

Sappiamo bene che complice di tutto questo malessere è anche un clima

sociale dove si impastano inevitabilmente una non risolta crisi economica (e

tutt’altro che in via di risoluzione) con la difficoltà di dover far fronte alla

quotidianità che non dà tregua e con una crisi occupazionale che sta

investendo varie realtà del Paese (da Termini Imerese a Portovesme, dal

Piemonte alla Puglia e alla Campania).

Insomma, sembra proprio stia avanzando un lento, insinuante e nello stesso

tempo persistente, cambiamento radicale delle coscienze delle persone e

che, purtroppo, in questi anni si sono verificati tanti episodi, di volta in volta

colpevolmente minimizzati un po’ a tutti i livelli, che ci danno, invece, un

chiaro segno di una involuzione nei rapporti tra persone, di un diverso

colore, di una diversa etnia, di una diversa religione; proprio per questo non

si può sottacere la chiara regressione culturale a uso e consumo e a

supporto di una legiferazione che appare sempre più cinica, sotto la spinta

63

di una forza politica come la Lega Nord che spinge in una direzione che non

ci piace, e che mina alla radice la convivenza sociale.

A fronte di questa ‘incultura’, noi possiamo opporre la forza di un partito

laico – come è e intende continuare ad essere Italia dei Valori – che sa

riconoscersi in tutte quelle culture progressiste e riformiste, da quella

liberale dei diritti dell’uomo a quella della giustizia e dell’equità sociale, a

quella della solidarietà e della tolleranza. Per questo, il nostro impegno deve

essere la valorizzazione di queste specificità, ma anche quello di allargare

gli orizzonti della nostra politica culturale, proiettarli in contesti sempre più

globali, affinché non ci sia solo un consumo di cultura, ma anche una sua

produzione e costruzione.

Il che necessariamente, nel rispetto delle differenze, deve tradursi

nell’apertura alle altre culture. Apertura intesa come arricchimento reciproco

e grande occasione di rinnovamento del pensiero.

Il che impone anche la necessità di riaprire una riflessione sulla complessa

gestione dei centri per migranti che, nonostante siano stati istituti ormai da

più di un decennio, sembra ancora ispirata da un approccio emergenziale e

in larga parte lasciata alla discrezionalità dei singoli enti gestori.

Un’impostazione – come recentemente ha denunciato anche l’Associazione

di Medici senza Frontiere – desumibile dall’assenza di linee guida per la

gestione dei centri redatte a livello centrale, di attività sistematiche di

controllo di organismi terzi e specializzati, dalla rigida centralizzazione

dell’intera gestione nelle mani dei singoli enti, nonché dalla scarsa

trasparenza verso l’esterno, come testimoniato dal rifiuto del Ministero

dell’Interno di rendere disponibili a MSF le convenzioni stipulate tra i singoli

enti gestori e le locali Prefetture.

Il governo dell’immigrazione, quindi, ha bisogno di interventi, almeno, sui

seguenti aspetti:

– modificare radicalmente la normativa vigente (oggettivamente

‘clandestinogena’) a partire dalla legge Bossi-Fini che, in nome della

‘sicurezza’, si caratterizza per un sistema complesso di procedure e

64

irrazionali disposizioni che finiscono con l’incentivare la clandestinità e

l’intervento speculativo e di delinquenziale intermediazione delle

grandi e piccole organizzazioni criminali;

– prevenire e contrastare l’immigrazione clandestina direttamente nel

paese di origine, anche intensificando l’attività delle Ambasciate per

quanto riguarda le domande presentate per favorire l’immigrazione

regolare di coloro che hanno parenti e/o famigliari in grado di

garantire un percorso di inserimento sociale e lavorativo;

– favorire gli accordi con gli stati a maggiore pressione migratoria per

incentivare la cooperazione economica e sciogliere i nodi economici

che costituiscono un rilevante motivo di migrazione;

– in Italia, elaborare una nuova e organica normativa in materia di asilo

politico che offra, di intesa con le Regioni, reali opportunità di

inserimento;

– abolire il reato di immigrazione clandestina che produce solo un

effetto riempimento delle carceri ed ha dimostrato di non essere in

grado di contrastare la clandestinità;

– ’nazionalizzare’ e consolidare coloro che risiedono in Italia da diversi

anni, facilitando l’accesso al permesso di lunga durata (ex carta di

soggiorno), rivedendo anche la normativa sulla cittadinanza

basandola sullo jus soli, che consente ai nati in Italia di diventare

cittadini italiani;

– ridurre i tempi per l’acquisto della cittadinanza italiana;

– a scuola rafforzare il sistema di insegnamento della lingua italiana con

corsi specifici, con l’inserimento di mediatori linguistici per favorire

l’inserimento scolastico, con forte investimento da parte del Ministero

della Pubblica Istruzione;

– fare in modo che la prevenzione sanitaria e la profilassi sia anche per

i clandestini, onde evitare pericolosi fenomeni di malattie infettive;

– favorire il passaggio di funzioni dalle Questure ai Comuni almeno

(inizialmente) per i soggiornanti di lungo periodo, il che permetterebbe

di sgravare le forze dell’ordine di una inutile funzione burocratica.

65

Ricordando, infine, che la nostra Carta Costituzionale, così come l’intero

sistema delle Dichiarazioni e delle Convenzioni Internazionali, riconosce

diritti e reclama adempimento di doveri per tutti gli esseri umani, ancorché

non formalmente cittadini italiani.

22 – POLITICA ESTERA E RELAZIONI INTERNAZIONALI:

Anche nelle relazioni internazionali, IDV considera cogente il dettato della

nostra Carta costituzionale, che – all’art. 11 – espressamente “ripudia la

guerra come mezzo di offesa alla libertà degli altri popoli e come strumento

di risoluzione delle controversie internazionali”.

In tale contesto costituzionale e tenuto conto della necessità di operare

insieme agli altri Stati per la pace e la cooperazione fra i popoli, IDV si

impegna per:

a) il rafforzamento delle Nazioni Unite, troppo esposta ai poteri di veto

incrociati. Si rende necessaria, a tal fine, una riforma radicale

dell’Organizzazione, per assicurare ad essa maggiore autonomia ed

indipendenza rispetto al peso dei singoli Stati;

b) il multilateralismo quale regola delle relazioni internazionali. IDV è

convinta che partendo dai vari “G” (G7, G8, G14 e G20) si debba

quanto prima arrivare ad un GTUTTI;

c) il blocco e l’eliminazione di ogni armamento atomico. IDV considera

necessario un segnale chiaro in tale direzione a partire degli Stati già

dotati di armi nucleari e ciò anche al fine di rendere credibile il divieto

di armamento atomico che si vuole imporre agli altri Stati;

d) un’efficace azione internazionale contro il terrorismo, con strumenti e

metodi adeguati ad un fenomeno che può e deve essere affrontato al

di fuori delle tradizionali azioni militari di guerra;

e) la conferma delle missioni di pace, veramente ed esclusivamente tali,

concordate nelle sedi internazionali. I militari, i volontari e i

cooperatori italiani hanno svolto e svolgono un ammirevole compito e

rischiano (ed a volte perdono) anche la vita. IDV insiste affinché si

66

faccia maggiore attenzione alle condizioni nelle quali l’Italia e la

comunità internazionale sono chiamati ad operare. Bisogna avere

anche i coraggio e l’umiltà di riconoscere che, laddove interviene –

come in Afganistan – un radicale mutamento delle ragioni iniziali per

cui la missione di pace è stata disposta, si ponga con determinazione

l’urgenza e l’importanza di una exit strategy;

f) il rafforzamento del processo di integrazione europea, con

l’estensione di competenze e settori di intervento al fine di evitare che

l’Unione Europea si riduca solo ad un’unione monetaria e finanziaria.

IDV sostiene, perciò, un più incisivo ruolo del Parlamento europeo e

la riduzione progressiva del peso dei singoli Stati. A tal fine

auspichiamo la concreta attuazione di un Responsabile unico della

politica estera europea.

g) Un’attenzione particolare alle forze armate e di polizia, per permettere

a questi servitori dello Stato di meglio affrontare i nuovi e

fondamentali compiti di sicurezza e di legalità, interna ed

internazionale;

h) la moltiplicazione e la concreta attuazione di Convenzioni

internazionali, in materia di diritti dei popoli e degli individui, in materia

di sviluppo economico, scientifico, formativo, ed in materia

ambientale;

i) la cooperazione internazionale per il superamento della fame di

vastissime aree del modo. IDV considera inaccettabile la esiguità

delle risorse destinate alla Cooperazione. IDV si impegna a

contrastare con ogni mezzo le troppe speculazioni dei faccendieri e

l’uso immorale di tali risorse da parte di regimi dittatoriali e corrotti;

j) una forte iniziativa ed una adeguata normativa in tema di diritti dei

migranti, che valga a far cessare la tragedia dell’immigrazione

clandestina e riconduca la mobilità, pur nel rispetto dei popoli

ospitanti, ad una condizione rispettosa dei diritti umani. IDV si

impegna per una forte azione interna ed internazionale contro le

organizzazioni criminali che sfruttano i fenomeni migratori;

67

k) un’efficace collaborazione internazionale contro al criminalità

organizzata transnazionale, a partire dalla Convenzione di Palermo,

presentata dall’ONU nel 2000;

l) un’ efficace azione internazionale per il riconoscimento dell’acqua

come diritto universale e non come un bene di valore commerciale.

IDV si impegna per sottrarre l’acqua al crescente controllo speculativo

delle multinazionali;

m) una disciplina internazionale delle fonti energetiche e del commercio,

per contrastare sfrenate tendenze monopolistiche e neocoloniali;

23 – PER UNA EUROPA FEDERALE:

Italia dei Valori, guardando con coraggio la visione dei padri fondatori, si

riconosce nel Manifesto di Ventotene e ambisce alla creazione di un’Europa

federale che superi tutte le barriere e le divisioni al suo interno.

Ogni individuo non dovrà avere più un semplice sentimento di appartenenza

ristretto e confinato a un singolo stato federale ma dovrà considerarsi prima

di tutto cittadino europeo di un´Europa basata su giustizia, uguaglianza,

pace e collaborazione tra i popoli.

Gli Stati Uniti d’Europa sono l’obiettivo del nostro percorso ideale perché

proprio tramite gli Stati Uniti di Europa sapremo proteggere meglio i diritti

dei cittadini e promuoverne le occasioni di vita rispetto a quanto possano

fare un’Europa di nazioni o un’Europa unita come quella di oggi ancora

fortemente inter-governativa.

Anche nell’impegno federalista ci riconosciamo nella battaglia per l’Europa

unita dei Democratici e dei Liberali dell’Alde e dell’Eldr.

La prospettiva federalista è l’occasione per realizzare un governo più

prossimo ai cittadini, semplificato, rappresentativo delle comunità. Come

italiani abbiamo bisogno di un´Europa che sia più unita, senza il rischio che

le nostre tradizioni e la nostra cultura siano cancellate o dimenticate.

Gli Stati Uniti d’Europa sono una sfida virtuosa per un migliore utilizzo dei

fondi verso settori innovativi e trainanti che potrebbero rimettere in moto

talenti, risorse e rilanciare uno sviluppo civile e sociale.

68

24 –IDV NEI LIBERALI DEMOCRATICI RIFORMATORI EUROPEI:

Italia dei Valori , da tempo , aderisce e partecipa alla direzione e attività di ELDR, la

rete politica che rappresenta i partiti che, in Europa, si ispirano a valori Liberali,

Democratici, Riformatori. ELDR rappresenta e coordina 56 partiti in 40 Stati ( 13,

oltre i 27 Stati membri dell’Unione Europea).

Il gruppo parlamentare di riferimento in Parlamento Europeo è il Gruppo ALDE,

Alleanza Liberali Democratici Europei. Nel Gruppo ALDE sono iscritti 84

eurodeputati ; di essi 7 sono stati eletti nelle liste IdV.

La adesione IdV a ELDR e ALDE non è , soltanto , motivata dalla scelta di non

aderire agli altri due maggiori gruppi ( quello popolare e quello socialista ) , che

appaiono legati a logiche da recinto ideologico , proprie della politica europea negli

anni della guerra fredda.

Italia dei Valori aderisce convintamente a ELDR e ALDE, per ragioni forti e positive

, proprio per la sua natura di formazione politica , post ideologica , nata non da

contrasti tra quanti condividono una comune scelta ideologica , non per scissione di

altro partito o di altri partiti , ma per adesione di uomini e donne con storie e identità

diverse ad un comune progetto di valori.

Donne e uomini uniti da un comune progetto , adeguato a nuovi tempi , di rispetto

di diritti fondamentali della persona umana, messi a rischio , in Europa e

drammaticamente in Italia , da nuove forme di eversione.

Il riferimento a valori liberali, democratici, riformatori non può esaurirsi , pertanto , in

forme e secondo accezioni tradizionali , proprie dei tradizionali partiti liberali del

secolo scorso.

La nostra adesione è motivata dal convincimento che la libertà è valore/diritto

importante , ma oggi inadeguato senza un pari riferimento al valore/diritto della

eguaglianza.

Il tempo della contrapposizione tra partiti della libertà e partiti della eguaglianza è

alle nostre spalle.

69

Oggi è possibile , e necessario , coniugare insieme libertà ed eguaglianza e , in una

dimensione globale, promuovere il valore della fraternità.

La circostanza che , con il processo di integrazione europea , le Alpi sono sempre

meno linea di separazione dell’Italia dal continente europeo , fornisce una sponda

di straordinario significato alle azioni di contrasto ai tentativi eversivi dell’attuale

governo e alle iniziative IdV per la difesa e promozione della legalità dei diritti.

70

SINTESI DEL PROGRAMMA

1. Lavoro

Per evitare i licenziamenti si deve generalizzare i contratti di

solidarietà e raddoppiare la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104

settimane

Disporre ammortizzatori sociali a favore di tutti coloro che ne sono

privi

Abbattere il costo del lavoro per favorire le assunzioni a tempo

indeterminato

Stabilire un salario minimo d’ingresso per i giovani pari ad almeno

1000 euro al mese

Recuperare l’evasione fiscale da destinare “metà e metà”: 50% per

abbattere il debito dello Stato e 50% per ridurre le tasse sui

lavoratori

Tassare con aliquota minima gli aumenti salariali dei prossimi contratti

nazionali

Semplificare i contratti di assunzione in un’unica tipologia di

inserimento lavorativo: l’apprendistato

Detassare la tredicesima mensilità per l’anno 2010

Individuare più stringenti sistemi e controlli per garantire la sicurezza

sui luoghi di lavoro

Prevedere la copertura dei periodi di assenza per maternità, malattia

e infortunio per le partite Iva con un reddito inferiore a 20.000 euro

l’anno

Ripristinare tutte le norme approvate dal governo Prodi in tema di

sicurezza sul lavoro

Fissare un tetto massimo per le retribuzioni dei manager di banche, di

aziende pubbliche e di aziende che ricevono aiuti di Stato

20-20-20: in sintesi proponiamo 20% l’aliquota minima su stipendi e

pensioni, 20% la tassazione sulle rendite escluso i titoli di Stato, 20%

aumento di stipendi e pensioni nei prossimi 3 anni per rilanciare i

consumi.

2. Economia e finanza

Diminuire il carico fiscale alle imprese

Eliminare l’anticipo di imposte e prevedere il versamento dell’Iva ad

avvenuto pagamento della fattura

Liberalizzare i servizi pubblici locali: apertura al mercato, avvio delle

privatizzazioni, ad esclusione dei servizi essenziali (come l’acqua);

Indicare tassi omnicomprensivi di tutti i costi, per tutte le operazioni

bancarie

Rilanciare la produttività nelle imprese con premi salariali legati ai

risultati, con incentivi alla rottamazione e prevedere la detassazione

degli investimenti finalizzati alla ricerca

71

Accelerare i pagamenti della P.A. e i rimborsi di imposta

Favorire accordi con il sistema bancario per il finanziamento alle PMI

Ridurre l’Irap alle PMI che investono in innovazione tecnologica,

ricerca, risparmio energetico e/o assumono personale a tempo

indeterminato

Semplificare le procedure amministrative e velocizzare l’iter

burocratico degli adempimenti con l’obiettivo di ridurre gli oneri

amministrativi del 25% entro il 2012

Favorire i processi di aggregazione delle PMI, al fine di facilitare

l’accesso ai finanziamenti comunitari

Sperimentare nuove forme di partecipazione dei dipendenti

all’impresa, anche incentivando varie modalità di partecipazione agli

utili

Vietare agli imprenditori e alle società ad essi collegate, qualora

condannati in via definitiva per delitti associativi e di corruzione, di

partecipare direttamente o indirettamente alla realizzazione di opere e

servizi pubblici.

3. Immigrazione

Avviare una politica comune europea per il controllo dei processi

migratori.

Abrogare la Bossi-Fini e il recente pacchetto sicurezza (reato di

immigrazione clandestina) e sostituirla con una legge civile.

Fatto salvo il principio della punibilità dei delitti (che riguarda tutti),

l’immigrazione non può essere trattata con una logica che incrementa

la clandestinità e la delinquenza che ne deriva.

Favorire la scolarizzazione dei figli degli immigrati. Conoscenza della

lingua e della cultura nascono nella scuola.

Esercitare forme di controllo stringente sui mercati del lavoro

clandestino.

Favorire l’imprenditorialità degli immigrati.

Riconoscere alle famiglie residenti ed in regola il diritto di voto

amministrativo.

Inasprire le pene per i reati contro le donne, i minori e per i reati

motivati da odio razziale, da discriminazione sessuale o religiosa

Stipulare trattati internazionali che consentano di fare scontare le

pene, in condizioni di reciprocità, nei paesi di origine dei condannati

Avviare una politica comune europea per il controllo dell’accesso

degli extracomunitari

4. Giustizia e Sicurezza

Semplificare il processo civile prevedendo ampie possibilità

conciliatorie e ampliamento dei poteri d’ufficio del Giudice, con

l’obiettivo di completare ogni singolo grado di giudizio nell’arco di un

72

anno. Prevedere la figura del giudice monocratico per i processi civili

di appello

Eliminare nel settore civile ed in quello penale le norme che

introducono inutili formalismi che rendono sempre più lontana nel

tempo la decisione. Prevedere filtri per i ricorsi in Cassazione

Individuare pene certe e processi penali più rapidi con possibilità di

applicazione della pena dopo il secondo grado di giudizio

Stabilire la sospensione della prescrizione dei reati dopo il rinvio a

giudizio

Utilizzare la informatizzazione dei processi per quanto riguarda le

notifiche, le copie di atti, le verbalizzazioni, la celebrazione dei

processi stessi

Prevedere ampie forme di azioni collettive a difesa dei diritti

Aumentare l’organico delle forze dell’ordine, adeguare i salari e

razionalizzare l’impiego delle stesse sul territorio, con precisa

divisione di compiti tra chi svolge attività di polizia giudiziaria e chi

espleta attività di prevenzione e controllo del territorio

Depenalizzare i reati meno gravi per consentire all’autorità giudiziaria

di concentrare la sua azione nel perseguimento dei reati gravi ed in

quelli di alto allarme sociale

Aumentare gli organici dei magistrati nelle regioni a più alta incidenza

criminale, creando incentivi di vario tipo che ne favoriscano anche la

mobilità

Vietare ai magistrati consulenze ed arbitrati

Rafforzare la normativa sulla cooperazione giudiziaria internazionale,

sulle rogatorie e sulle assistenze giudiziarie dirette tra le magistrature

dei vari Paesi

Prevedere la figura del Pubblico Ministero Europeo del quale venga

garantita autonomia ed indipendenza. Le nomine dei magistrati nelle

strutture europee di collegamento, in Eurojust, in Olaf, devono

avvenire per concorso e, quindi, sganciate dal gradimento politico

Introdurre l’ipotesi di specifici reati ambientali nel codice penale con

sensibile aggravamento delle pene;

Inasprire il regime carcerario per i mafiosi anche attraverso

l’utilizzazione di talune strutture carcerarie

Migliorare la normativa sui collaboratori di giustizia in modo tale da

eliminare quella previsione che restringe il tempo entro il quale il

collaboratore deve rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria.

Modificare la legge che prevede la punizione del voto di scambio in

modo da renderla effettivamente attuabile e, quindi, più incisiva.

Reintrodurre il delitto di falso in bilancio ed innalzare le pene con

possibilità di applicazione di misure coercitive

Introdurre il reato di auto riciclaggio per consentire l’accertamento e la

confisca dei beni frutto di attività criminosa

Inasprire le sanzioni a carico degli evasori fiscali

Impedire qualsiasi modifica legislativa che renda più difficile l’utilizzo

delle intercettazioni telefoniche ed ambientali

73

Prevedere norme e controlli per garantire la trasparenza nelle

politiche di assegnazione dei fondi pubblici italiani ed europei

5. Informazione

Liberalizzare il mercato televisivo dando attuazione alle direttive

europee e alle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di

Giustizia europea (vicenda Europa7-Rete4), con l’eliminazione del

duopolio Rai-Mediaset

Fissare il limite del 10-15% del mercato totale per i proprietari di reti

televisive e stampa cartacea

Rivedere i criteri di assegnazione dei finanziamenti pubblici all’editoria

e loro effettivo controllo

Assegnare il controllo sulla Rai ad un ente totalmente e realmente

indipendente dai condizionamenti e dalle scelte della politica

Promuovere la diffusione dell’accesso ad Internet su tutto il territorio

nazionale e l’insegnamento delle tecnologie informatiche a partire

dalle scuole elementari

Realizzare una chiara liberalizzazione del mercato della raccolta

pubblicitaria con previsione di un tetto massimo per le quote di

mercato della pubblicità televisiva

6. Famiglia e diritti delle persone

Prevedere agevolazioni sulla prima casa per le giovani coppie

Riconoscere un sistema di diritti e doveri per le coppie di fatto

Predisporre misure organiche di tutela per le lavoratrici madri e di

riconoscimento delle attività di gestione del nucleo familiare

Istituire sussidi mensili alle famiglie numerose proporzionali al numero

di figli e all’età.

Garantire un solido sostegno economico alle famiglie meno abbienti e

relativamente alla scuola dell’obbligo

Prevedere l’istituto della “class action” in stile statunitense per la

tutela dei diritti dei consumatori

Prevedere, in tema di testamento biologico, libertà e rispetto delle

scelte individuali

7. Sanità

Individuare percorsi di sicurezza per ridurre rischi ed errori in campo

sanitario

Attuare deospedalizzazione e riorganizzazione della medicina

territoriale con centri di competenza specifica e di assistenza

Prevedere fondi destinati alla ricerca scientifica, così da favorire la

competitività del nostro paese e dei nostri centri ed frenare la fuga di

professionalità

74

Promuovere una campagna di informazione preventiva e soprattutto

di educazione scolastica sui rischi collegati all’alimentazione

sbagliata, al fumo, all’alcool ed alle droghe

Definire la progressione di carriera, i concorsi, la nomina e gli

incarichi, a livello ospedaliero, universitario e delle ASL, secondo

criteri di merito e di professionalità e prevedere valutazioni da parte

di organi indipendenti e non su base di lottizzazione politica

8. Ambiente e qualità della vita

Dare piena adesione ed esecuzione agli impegni assunti con il

protocollo di Kyoto sul riscaldamento globale e sul clima

Si, Acqua pubblica

No, Centrali nucleari

Aumentare gli investimenti per lo sviluppo delle energie rinnovabili

Incentivare l’edilizia e la sua riqualificazione ad alto risparmio

energetico: edilizia biocompatibile, nuove tecnologie di

condizionamento degli ambienti urbani e valorizzazione della

bioarchitettura

Incentivare il riciclo rifiuti con raccolta differenziata all’80% in tre anni,

riutilizzando integralmente i materiali recuperati, al fine di ridurre gli

smaltimenti in discarica e negli inceneritori, assumendo – come

orizzonte strategico – l’obiettivo “rifiuti zero”

9. Riforme istituzionali e riduzione dei costi della politica

Prevedere la ineleggibilità al Parlamento per i condannati con

sentenza penale passata in giudicato per reati gravi

Modificare la legge elettorale restituendo ai cittadini la libertà di scelta

degli eletti

Respingere le leggi ad personam come quelle che impropriamente

vengono definite “processo breve”, “legittimo impedimento” o

“immunità parlamentare”

Abolire le Provincie e Comunità montane

Ridurre fino al 50% il numero dei componenti delle Assemblee elettive

(Parlamentari, consiglieri comunali e regionali)

Ridurre del 50% i finanziamenti pubblici ai partiti da erogare in

relazione alla durata effettiva e non nominale del mandato

Accorpare le funzioni amministrative nei comuni con popolazione

inferiore ai 2.000 abitanti

Prevedere una normativa vincolante su divieto di accesso a cariche

pubbliche per coloro che si trovano in conflitto d’interessi, con

particolare riferimento alla non candidabilità di coloro che hanno

interessi aziendali a qualsiasi titolo in imprese titolari di concessioni

pubbliche o che operino nel sistema dell’informazione

75

Superare l’attuale bicameralismo trasformando il Senato in Camera

delle autonomie locali

Riformare i regolamenti parlamentari per ridurre i tempi di

approvazione delle leggi, garantendo comunque la piena agibilità

politica e i diritti delle minoranze

10. Politica estera e integrazione europea

Contribuire al multilateralismo e privilegiare la risoluzione diplomatica

dei conflitti;

Riformare l’ONU superando logiche proprie del tempo della guerra

fredda e liberando l’azione della stessa da condizionamenti e veti che

ne riducono l’efficacia

Realizzare una scelta chiara di politica estera e commerciale

internazionale, che sia rispettosa di diritti umani e ambiente

Rafforzare in senso democratico le istituzioni europee

Costruire un’unica politica estera europea

Rafforzare i poteri della Authority di vigilanza europea per il controllo

e la supervisione dell’operato delle banche, incluse le Banche Centrali

Istituire un corpo di esercito europeo con l’obiettivo di finanziare le

missioni di pace all’estero di ottimizzare le spese militari secondo una

linea omogenea di intervento che realizzi una reale presenza politica

internazionale

Applicare le sentenze europee entro 60 giorni dalla loro approvazione

Intensificare i rapporti internazionali per migliorare il rispetto delle

libertà civili e dei diritti umani in ogni paese

11. Scuola – Università – Ricerca:

Ridurre le spese militari, sottrarre fondi alle grandi opere inutili (Ponte

di Messina) per destinare integralmente il ricavato al finanziamento di

istruzione e formazione.

Applicare il dettato costituzionale dell’articolo 33: enti e privati hanno il

diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo

Stato.

Scuola dell’obbligo. Riduzione del numero degli alunni per classe,

stabilità del corpo docente, innalzamento dell’obbligo scolastico.

Promuovere la formazione tecnico-scientifica in relazione alla

riconversione energetica. Laicità dell’insegnamento.

Università. Favorire la formazione scientifica e l’addestramento alla

ricerca. Bloccare la moltiplicazione delle sedi e dei corsi di laurea.

Scoraggiare l’afflusso studentesco a lauree facili (esempio: psicologia

e scienza della comunicazione, fabbriche di disoccupati). Rafforzare

le esperienze di scambio europeo, Erasmus e affini.

76

Riaprire il reclutamento di giovani ricercatori. Destinare risorse

finanziare adeguate alla ricerca scientifica sulle fonti di energia

rinnovabili, sul riciclo dei rifiuti, e alla loro applicazione diffusa.

Aumento del tempo scuola con riduzione del numero di alunni per

classe

Mantenimento di istituti funzionanti per le scuole dell’infanzia e

primarie anche nei piccoli centri e collegamenti pubblici gratuiti per le

scuole secondarie accentrate nei comuni maggiori

Diritto allo studio per gli alunni portatori di handicap assicurato dal

sostegno di insegnanti specializzati.

Definizione di rapporto tra alunni per classe e spazi fisici messi a

disposizione dell’aula, nel rispetto delle norme igieniche e di

sicurezza.

Aumento dei finanziamenti per le verifiche di manutenzione delle

strutture e adeguamento alle norme antisismiche di tutti gli edifici

scolastici.

Piano triennale, per la stabilizzazione dei precari con formulazione di

proposte economiche per l’eventuale prepensionamento di corpo

docente eccedente.

Adeguamento degli investimenti in ricerca e per gli istituti universitari

dall’1% attuale agli standard europei del 3% del Pil.

Ridefinizione della governance delle Università e delle competenze

dei diversi organi distinguendo l’indirizzo, dal controllo e dalla

gestione.

Revisione del sistema delle carriere e di reclutamento dei docenti.

Obbligo della lingua inglese e dell’informatica come materie didattiche

fin dalla scuola dell’infanzia.

___________________________________________________________

1 commento »

  1. Il programma è completo e interessante, soprattutto negli aspetti di riconquista della libertà, della dignità civile, della giustizia sociale e del progresso dell’uomo, veri valori per una convivenza democratica.

    Commento di salvatore38 — 5 febbraio 2010 @ 16:00 | Rispondi


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